In risposta al post di Rimescolo, che saluto cordialmente :
in effetti ho sbagliato a non distinguere tra quei cacciatori che si rendono disponibili -a malincuore- a sparare ai colombacci per rendere un servizio ambientale e quelli che invece sono irresistibilmente attratti da un'occasione in più di sparare ai colombacci .
Questa mia uscita è sicuramente stata determinata da quello che mi è dato osservare in ottobre, dove la straordinaria bellezza di questa caccia , con le incredibili emozioni che sa dare, viene troppo spesso tagliata fuori dalla fregola dello sparo.
E' sempre la solita storia : lo sparo più importante della caccia . Purtroppo sono in tanti a considerare lo sparo come il momento fondamentale della caccia : se non si è sparato non si è cacciato.
Ma chiedetelo a quei cacciatori che si sono visti arrivare addosso un branco enorme venuto a posarsi lì attorno e sono rimasti paralizzati dalla bellezza e dall' emozione che la scena ha creato, incapaci perfino di mettere mano al fucile, forse proprio per non guastare quella bellezza .
Non è caccia questa per il fatto che è mancato lo sparo ?
Il numero è il criterio dominante, ma siamo nel 2025, abbiamo ancora bisogno di sopravvivere con la selvaggina, o la caccia, come il teatro, un concerto, un grande film, deve valere per le emozioni che sa procurare ?
Chiedo scusa per questa digressione, che spiega in qualche modo la mia espressione forte rivolta ai volontari per il controllo in Emilia Romagna e chiarisco che quell' espressione non può essere rivolta a coloro che agiscono per rendere un servizio ambientale, ed a malincuore sparano ai colombacci dal I* aprile quando sono tutti nel pieno dell'attività riproduttiva.
Anche perché analoghi risultati si sarebbero ottenuti, aumentando i limiti di carniere nel mese di settembre, ma questo non dipende dai cacciatori.