FORUM Club Italiano del Colombaccio

massimiliano

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Risposta #2 il: 09/06/2026 - 16:58
Si è appena concluso a Firenze l’incontro promosso dal Presidente regionale Marco Salvadori per commentare con tutti i dirigenti provinciali e i rappresentanti degli ATC di Federcaccia Toscana-UCT l’ultimata analisi del testo del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale recentemente approvato dalla Giunta regionale toscana.


Un lavoro approfondito svolto dalla struttura regionale dell’Associazione che ha consentito di evidenziare, punto per punto, le principali criticità contenute nel nuovo testo e le pesanti ricadute che molte delle scelte introdotte rischiano di produrre sull’attività venatoria, sulla gestione faunistica pubblica e sull’intero sistema venatorio toscano.


Dal punto di vista del metodo, Federcaccia Toscana-UCT ha ribadito la propria forte contrarietà rispetto ad un percorso che, dopo mesi di silenzio e di lavoro interno agli uffici regionali sulle osservazioni presentate dal NURV, dalle associazioni e dalle varie categorie interessate, non ha mai previsto un reale confronto con il mondo venatorio.


Nonostante le ripetute richieste di dialogo avanzate dall’Associazione per evitare un profondo stravolgimento del testo adottato dal Consiglio regionale, non è mai stato possibile comprendere preventivamente né gli orientamenti tecnici né quelli politici che avrebbero portato all’attuale formulazione del Piano.


Il risultato, secondo Federcaccia Toscana-UCT, è un testo fortemente condizionato dalle spinte della componente animal-ambientalista e dalle posizioni del Movimento 5 Stelle - valutazione che ha trovato ulteriore conferma anche nelle recenti dichiarazioni pubbliche della consigliera regionale Irene Galletti del Movimento 5 Stelle, come evidenziato nel nostro ultimo comunicato -, dalle pressioni del mondo agricolo sul tema degli ungulati e dagli interessi legati agli istituti privati. Mediazioni politiche che si sono consumate prevalentemente a discapito della caccia pubblica, della gestione faunistica compatibile e del ruolo dei cacciatori.


Nella riunione sono state rappresentate ed analizzate alcune delle principali criticità sulle quali la nostra Associazione aprirà nelle prossime settimane un serrato confronto nelle sedi preposte e tra i cacciatori:


ATC E TERRITORIO

Il testo, nelle premesse del documento, indebolisce il ruolo e le funzioni degli ATC, rafforzando di contro il peso della componente ambientalista riconoscendo alla stessa un compito di costante vigilanza sull’andamento ed applicazione del piano.

Introdotte forti limitazioni per l’attività venatoria sui Siti Natura 2000 (compresi i SIR e pSIC) che andranno ad impattare negativamente su oltre 848.000 ettari di territorio pari a circa il 15% dell’intero territorio regionale.


CACCIA ALLA MIGRATORIA E APPOSTAMENTI

Si punta ad una riduzione numerica degli appostamenti fissi (spesso demonizzati e non valorizzati per le innegabili funzioni di ripristino degli habitat e della conservazione biodiversità) in dette aree con limitazioni sulla densità, spostamenti, cambi di titolarità e nuove autorizzazioni. Oltre 1700 appostamenti fissi saranno interessati potenzialmente.


AREE PROTETTE

Aumenti ettariali in varie realtà locali e provinciali per nuove aree protette.


PIOMBO

Si anticipano gran parte delle conseguenze restrittive su cui ancora si sta discutendo a livello nazionale ed in Europa, sul divieto e limitazione delle munizioni a piombo. Si inserisce il divieto di uso di dette munizioni non solo negli ambienti umidi ma anche in quelli di tutti i siti ZSC, ZPS, SIC, PSic e SIR. Ampliamento del divieto anche ad aree allagate temporaneamente.


BUROCRAZIA

Valutazioni di incidenza obbligatorie per tutte le nuove istituzioni di istituti faunistici nelle Zone Natura 2000 e anche in quelle limitrofe.


ISTITUTUTI PUBBLICI E PRIVATI

Si prevede l’opportunità di favorire l’affidamento per la gestione delle ZRC e ZRV agli agricoltori. Il ruolo dei cacciatori viene derubricato e reso secondario nonostante le risorse unicamente provenienti dalle quote di iscrizione versate dai cacciatori agli ATC.


SI vincola la superficie boscata per le nuove ZRC al massimo del 30% mentre per le AFV si concede sino al 50% raggiungibile anche con gli ampliamenti e addirittura per le Agrituristico Venatorie il 70%. Uno squilibrio che porterà più superficie per gli ungulati in zone a gestione privata, con conseguenze di maggiori danni in capo agli ATC nel Territorio limitrofo.


Riconfermati tutti gli istituti privati senza alcuna valutazione sui risultati raggiunti e tolto il riferimento alla Commissione di verifica prevista dalla normativa.


Restrizioni e forti limitazioni per le gare cinofile nelle Zone Natura 2000 e i SIR compresi gli istituti faunistici pubblici. Massima elasticità di contro per quelli privati che nella sostanza non devono sottostare a procedure imposte al restante territorio.


Depotenziate le fasce di vocazionalità e la portata vincolante delle stesse per l’istituzione di nuove AFV e AAVV. In pratica si potranno istituire nuove AFV e AAVV anche in contrasto agli obiettivi della vocazionalità e dunque forse ovunque esse vengano richieste.


CACCIA AL CINGHIALE IN BRACCATA

Il nuovo PFVR definisce infatti come “non vocata” qualsiasi area comprendente superfici agricole professionali o anche non professionali di almeno 25 ettari accorpati, includendo inoltre le porzioni boscate e cespugliate che le collegano o le circondano. Una scelta che rischia di produrre una frammentazione diffusa del territorio attraverso la creazione di vere e proprie “zone bianche spot”, esterne al sistema gestionale dei distretti e delle squadre operanti nelle aree vocate.


Si tratta di un indirizzo gestionale estremamente impattante, difficilmente applicabile sul territorio e fortemente voluto dalla componente agricola, rispetto al quale è stato respinto ogni possibile elemento correttivo proposto dal mondo venatorio.


A rendere ancora più instabile il sistema vi è inoltre la previsione di continue verifiche e revisioni delle aree vocate e non vocate ad 1, 2 e 5 anni, con il rischio concreto di avere una perimetrazione delle stesse in continua trasformazione, estremamente frammentata e capace di generare caos gestionale nella definizione delle aree di braccata e dei distretti di caccia di selezione.


Sempre sul fronte degli ungulati, il Piano introduce una forte limitazione della tecnica della braccata nelle attività di controllo del cinghiale all’interno dei siti Natura 2000, prevedendo il ricorso prioritario a catture, girata e abbattimento all’aspetto e relegando la braccata ad ipotesi eccezionali e subordinate a ulteriori procedure autorizzative.


CACCIA DI SELEZIONE

Nessun correttivo sostanziale o cambio di strategia gestionale (anche per le modalità di caccia in selezione) per una corretta gestione dei cervidi e sui problemi legati alla diminuzione della consistenza di popolazione nel capriolo in alcuni areali. Nessun passo in avanti per una diversa definizione e rivisitazione conservativa dei comprensori ACATER.


CALENDARI VENATORI e ABILITAZIONI

Maggiori rigidità sulla definizione dei Calendari venatori (riferimenti ai Key Concept e Atlante Migrazioni, maggiore rigidità riflessa ai motivati discostamenti dai pareri ISPRA su tempi e specie.


Più corsi e abilitazioni fantasiose anche su aspetti del tutto ingiustificati per i cacciatori ad oggi già abilitati. Paradossale la proposta di favorire ulteriori prove di tiro ogni due anni per i cacciatori di selezione ed altre misure simili.


Federcaccia Toscana-UCT proseguirà nelle prossime settimane l’approfondimento sul testo del nuovo Piano e il confronto con il proprio gruppo dirigente, gli ATC, il mondo venatorio e le istituzioni regionali, al fine di costruire proposte di modifica concrete e ponderate, contrastando un’impostazione che appare sempre più distante da una moderna gestione faunistica equilibrata, sostenibile e realmente condivisa.


Proprio per la complessità e la delicatezza delle criticità emerse, l’Associazione ritiene inoltre indispensabile evitare ogni accelerazione o forzatura dei tempi che possa portare ad una approvazione affrettata del testo da parte del Consiglio regionale, senza il necessario approfondimento tecnico e politico su temi destinati ad incidere profondamente sul futuro della gestione faunistica e dell’attività venatoria in Toscana

massimiliano

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Risposta #1 il: 09/06/2026 - 11:06
A PENSARE MALE SI INDOVINA! IL M5S RIVENDICA IL RIBALTONE ANIMALISTA SUL NUOVO PIANO FAUNISTICO VENATORIO REGIONALE TOSCANO

Con buona pace dei “distratti” dirigenti di alcune associazioni venatorie toscane che si sono precipitati ad acclamare il Presidente Eugenio Giani e gli estensori del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale alla presentazione ufficiale del testo — senza forse averlo neppure letto attentamente — oggi emerge finalmente la verità politica di quanto accaduto.

Una verità che Federcaccia Toscana-UCT aveva denunciato fin dal primo momento, sia nel metodo che nel merito, e che è stata alla base della nostra scelta di non partecipare all’incontro di presentazione del Piano approvato dalla Giunta regionale.

Lo stravolgimento dei contenuti e dell’approccio culturale della proposta, rispetto al precedente documento adottato dal Consiglio regionale nella passata legislatura, hanno un nome, un cognome ed un indirizzo politico chiaro ed ineludibile; quello del Movimento 5 Stelle.

A dirlo, non siamo noi della Federcaccia Toscana-UCT, ma direttamente e senza tanti fronzoli, dalla Consigliera regionale Irene Galletti, esponente del Movimento e componente della Seconda Commissione consiliare che dovrà esaminare il Piano prima dell’approvazione definitiva.

In un intervento pubblicato dal Tirreno e rilanciato sui social, la Consigliera rivendica apertamente il ruolo determinante svolto dal proprio partito nel modificare il testo del PFVR, parlando di un vero e proprio “cambio di prospettiva” ottenuto grazie ad una pressione politica costante esercitata all’interno della maggioranza regionale, gridando alla vittoria da parte del suo partito.

Gli stravolgimenti inseriti, sono giustificati secondo la Galletti dal fatto che la caccia ed i cacciatori, rappresentano un fenomeno in forte decrescita e che il cacciatore non può essere considerato un “tutore dell’ecosistema” e della biodiversità. Ciò anche perché numeri ridotti di praticanti, ridurrebbero le risorse necessarie al settore. Una impostazione ideologica che dimentica però come siano proprio i cacciatori, attraverso le quote versate agli ATC, a sostenere concretamente i costi della gestione faunistica e dei danni provocati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole. Se davvero i rappresentanti del M5S pensano che i danni debbano essere sopportati dal bilancio della Regiome Toscana lo dicano apertamente.

All’affermazione sul calo del mondo venatorio e dei praticanti, vogliamo però ricordare alla Consigliera che i cacciatori e magari più in generale tutti i cittadini vicini alla cultura rurale, ad oggi rappresentano numeri di gran lunga maggiori a quelli ottenuti dai 5 Stelle, in larga parte della nostra Toscana diffusa, come emerso plasticamente dai risultati di lista ottenuti dai candidati del movimento ex grillino nelle ultime amministrative per il rinnovo di alcuni Comuni.

Inoltre, anche i cacciatori finalmente sapranno come sono andate le cose, e come nonostante le rassicurazioni in campagna elettorale, si è verificata una deriva politica nella maggioranza che appare adesso in tutta la sua portata futura.

Gli stravolgimenti sulle nuove restrizioni introdotte per migliaia di appostamenti fissi nei siti natura 2000, l’inasprimento delle limitazioni sull’uso delle munizioni a piombo, le norme vessatorie imposte per le procedure di incidenza ambientale che paralizzeranno la gestione faunistica e la revisione degli istituti, i nuovi vincoli sui futuri Calendari Venatori e tante altre “perle” di cui daremo conto puntualmente nei prossimi giorni, rispondono dunque ad un preciso disegno politico. Un disegno destinato a produrre ulteriori ingiustificabili restrizioni (come già annunciato) anche nei futuri passaggi in Commissione e nel Consiglio Regionale.

La nostra Associazione è stata la sola ad oggi, nel silenzio assordante di quasi tutte le altre associazioni venatorie (eccetto ANUU Migratoristi) a contestare apertamente l’elaborato con convinzione e con il pieno apporto dell’Assemblea regionale. Abbiamo dovuto prendere atto, con amarezza che la strada del confronto e della concertazione portata avanti responsabilmente nel recente passato, si è interrotta non per nostra volontà.

Federcaccia Toscana-UCT continuerà nei prossimi giorni a denunciare nel dettaglio i contenuti del Piano, informando puntualmente il mondo venatorio, i portatori di interesse e le istituzioni sulle conseguenze concrete che queste scelte rischiano di produrre.

Nel frattempo apprendiamo che la Giunta regionale si appresterebbe ad approvare anche il nuovo Calendario Venatorio 2026/27.

A questo punto, dopo quanto emerso, crediamo che i cacciatori toscani abbiano tutto il diritto di pretendere massima attenzione, trasparenza e chiarezza anche sui prossimi atti che riguarderanno il futuro dell’attività venatoria in Toscana.
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