FORUM Club Italiano del Colombaccio

Vasco

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Risposta #1 il: 30/10/2017 - 21:30
Il caro Renato giorni fa, mi ha "regalato" questo bel racconto, sperando di fare cosa gradita al nostro caro Rimescolo e a tutti Voi con un "momento" di "venatoria" certamente bello e interessante che sà tanto di etica e rispetto nei confronti di tutte le tipologie di caccia.

Buona lettura.


Metamorfosi di un "Cignalaio"

Dalle nostre parti (nord della maremma), il cinghiale ha fatto la sua comparsa in modo graduale solo a partire dal 1970, con le prime immissioni in territorio libero, di esemplari concessi dalle riserve padronali, alle province che ne richiedevano il lancio.
Ben presto ci si accorse che questa immissione nei territori liberi da recinzioni di vario genere, principalmente da recinzioni con reti che ne impedissero l'uscita, produceva e procurava contrastanti effetti positivi/negativi verso l'agricoltura e la forestazione in generale.
I cacciatori dal loro punto di vista prettamente egoistico, accolsero con gradimento diffuso questo fenomeno di proliferazione smisurata di selvaggina, e ben presto furono coinvolti in comitati o semplici squadre composte prevalentemente da soggetti competenti e conoscitori del territorio, dei cani da impiegare in tale disciplina, delle munizioni e delle armi da utilizzare per l'abbattimento di questo selvatico.
All'epoca, i veri conoscitori di questo selvatico si contavano sulle dita, così come gli ausiliari che svolgevano il ruolo dello scovo e dell'inseguimento fino alla fase finale della cattura conseguita dai postaioli o direttamente dal canaio con lo sparo alla lestra.
Lo sparo alla lestra, o al covo, indicato dall'abbaio a fermo tipico del cane esperto, permetteva al conduttore del cane o a persona di fiducia, di accostare il selvatico in certe particolari condizioni di sottobosco scelte per la sosta diurna.
Tali condizioni potevano presentarsi accessibili, o di difficile escursione, sempre sotto vento ed esasperatamente silenziosi, cogliendo i momenti di avanzamento derivati da incalzanti abbai di uno o più cani.
In queste condizioni di allerta del cinghiale verso i cani, l'accostamento è più facile, ma in ogni modo non per tutti. La fretta di giungere in prossimità del selvatico per colpirlo, spesso lo facilita nella fuga, in direzione delle poste precedentemente disposte, nella forma della braccata.
Certo di fare cosa gradita agli amici che sto per elencare, colgo altresì l'occasione per non offendere in alcun modo coloro che posso dimenticare, ma una cosa è certa, i migliori in assoluto per capacità e scaltrezza rimarranno sempre e comunque nella memoria di ogni cacciatore accorto e sensibile oltre che meritorio di appartenere alla grande comunità dei cinghialai.
In altri racconti ho citato situazioni particolari di azioni di caccia vissuti in solitario o in compagnia di amici o collaboratori di cacce all'irsuto, ho avuto numerose e varie occasioni di conoscere e di onorare alcuni Cacciatori di cinghiale, da quelli che mi hanno avviato a tale forma di caccia, Rimescolo (babbo), Ernesto, Eugenio, Perfetto, l'amico fraterno Enrico, venuto a mancare prematuramente, il Bertucci, il Panizzi, Pino e altri, ma il numero uno in assoluto per capacità di interpretare ogni situazione si venisse a presentare, per la dote di predatore, di conoscitore e addestratore di cani da cinghiale, di tiratore in ogni situazione si potesse verificare, dal fermo alla lestra , dal tiro alla "scappata", dal tiro a palla asciutta, a quello a terzarole, con ogni arma e in ogni condizione ambientale e climatica, è il Brunetti , alias lo Sceriffo, per altri Buco Secco.
Non ho alcuna difficoltà a riconoscergli e a onorarlo per quello che ha saputo trasmettermi in quei dieci anni di collaborazioni e numerose azioni di caccia, alcune delle quali delle autentiche avventure, al limite della credibilità, per la determinazione, la forza fisica, la conoscenza di ogni anfratto di territorio nel quale si sviluppavano le braccate all'irsuto.
Ho sempre nella memoria e negli orecchi i consigli e le direttive che mi suggeriva durante l'azione di caccia, corri al fossetto, corri corri corri che ce la fai, vai Morino , vai Zorino, vai Cipone riferito ai cani, ecc.. tutti fenomeni e tutti collegati al conduttore.
Ricordo fra i tanti, due particolari di collegamento del mitico Zorro con lo "Sceriffo" suo padrone:
- a causa di un infortunio sul lavoro,  l'amico Bruno Brunetti, è costretto alla degenza in ospedale proprio in occasione di una finale di campionato per cani da cinghiali che si svolgeva a Parrana S.Martino.
Bruno mi invitò a condurre insieme a suo figlio, allora giovanissimo, Zorro nel recinto citato.
Il risultato fu che il fuori classe, pluri giudicato eccellente in quasi tutte le manifestazioni a cui aveva partecipato, non riuscì a scovare il selvatico nel tempo concesso, aggiungo che non ebbe le giuste motivazioni e indicazioni che solo il padrone poteva e sapeva concedere.
Una vera delusione non aver saputo utilizzare una opportunità per il cane e per noi giovani emergenti, ma così andò.
Una volta cacciavamo in località Campetroso, Bruno ci aveva concesso insieme all'amico Enzo, l'utilizzo di Zorro, alla fine del turno di lavoro ci avrebbe raggiunto per la conclusione della giornata di caccia.
Sciogliamo Zorro su pascolo notturno di cinghiali, Zorro inizia a dar voce in lungo e in largo, il territorio è impegnativo ma non impossibile, il cane sebbene noi lo aiutassimo con voce di supporto e di incitazione, non conclude e non scova, il tempo passa molto lentamente e siamo sul punto di cambiare zona di caccia, finchè non ci raggiunge il proprietario, l'amico Bruno.
Da lontano Bruno sente l'abbaio di Zorro, incerto e poco determinato, si avvicina al punto da essere sentito dal cane ed emette un urlo di coraggio e di spinta, vai ZORROOOOOOOOO, l'incitazione fu sentita da un poggio ad un altro, il cane si accertò della presenza del padrone in zona e come un fulmine accostò i selvatici con la melodia ritmata dell'abbaio a fermo.
Racconto questi episodi (ce ne sono stati ovviamente molti altri), per cercare di trasmettere delle esperienze che potrebbero risultare utili ai giovani che non trovano spiegazione a certi comportamenti di ausiliari che siano propri o concessi o acquistati da poco tempo.
In questa disciplina di caccia è molto importante il legame di contatto che si instaura fra il cane e il conduttore, al limite della piena devozione o amicizia che si possa intendere o interpretare fra i soggetti. A tal proposito asserisco che i cani allevata in ambiente familiare, sono capaci più degli altri, allevati in canili, di esprimere tutte le loro capacità di caccia e di collegamento con il conduttore o proprietario che dir si voglia, tanto da comprendere con i vari distinguo, comandi, intese e complicità di varia natura.
La mia famiglia e i miei amici, hanno avuto l'opportunità di osservare il comportamento di "BAFFO", cane da cinghiali e da selvaggina a comando, cane da compagnia e da intrattenimento, cane ospitale verso la mia clientela turistica, cani dagli occhi umani, cane amico e complice di innumerevoli avventure di caccia in gruppo e in solitario, vissuto in casa dall'età di 40 giorni fino alla veneranda età di 18 anni e mezzo, gli ultimi 4 dei quali in meritata pensione contributiva.
Grazie Baffo per tutto quello che ci hai regalato di preziosa generosità e capacità venatoria.
Un altro cane meritevole di essere ricordato dai miei numerosi ma non innumerevoli allevi o avuti in concessione, è stato Lampo, un cane anomalo per comportamento, a volte disinteressato, a volte avulso da qualsiasi stimolo, taciturno e riservato, molto buono di carattere, umile e un poco timoroso di rimproveri o frastuoni, occhioni languidi, affetto da otite cronica, di corporatura robusta, mezzo pelo liscio nero focato.
Lampo mi era stato regalato su mia richiesta dall'amico Bruno Brunetti, era il meno utilizzato della sua muta, proprio in virtù del suo carattere introverso, e Bruno di cani ne ha avuti e ne ha ancora sicuramente di migliori. Durante il percorso di caccia vissuto con me, Lampo dimostrò il suo valore di eccellente abbaiatore a fermo e scovatore solo di cinghiali, altri selvatici non lo attraevano, ed era un ottimo tracciatore di sangue. Fra le sue doti veniva riconosciuto come un eccellente test per verifiche su altri cani, cioè a dire che se altri cani facevano sospettare la presenza di cinghiali con le loro voci incerte, Lampo aveva anche il compito della verifica, lo indirizzavo verso quelle "chiacchere" e se faceva ritorno entro breve tempo era certo che non vi era traccia di cinghiali. Una volta ricordo di aver avuto un contrattempo con un amico che sosteneva di aver visto davanti al suo cane un piccolo cinghiale inoltrato in un forteto, portai Lampo in prossimità del luogo e devo dire che al suo silenzio e al suo disinteresse reagii con un rimprovero, fino all'accertamento che il selvatico inseguito dal cane dell'amico, non era come da lui asserito un piccolo cinghiale ma semplicemente un tasso che si inoltrò nella buca fra le rocce. Fra le mie numerose fobie di caccia o difetti che si voglia dire, ho sempre voluto accertarmi sul campo di quali fossero gli interrogativi a certi comportamenti degli ausiliari manifestati durante le azioni di caccia, altri hanno sposato le espressioni vocali dei propri ausiliari senza indugi o dubbi, credo dalla mia esperienza di "cignalaio" che tutti dovremmo porci degli interrogativi, anche i cani migliori possono in alcune seppur rare circostanze, cadere in errori di manifestazione o comportamentali.
Alcuni selvatici sono capaci di inibire il loro odorato in passaggi di spostamento particolare, e non tutti i cani sono capaci di risolvere i falli naturali di sopravvivenza degli stessi.
Oggi più di ieri la semplificazione, la faciloneria, la presunzione, la meccanizzazione e la ripetizione di alcune manifestazioni inerenti zone fisse di esercizio, non giovano all'effettiva crescita specialistica del cacciatore di cinghiali, oggi è molto più difficile "avviare" un giovane cacciatore alla disciplina della caccia in generale, in particolare per la caccia al cinghiale, dove prima di ogni altra cosa è necessario conoscere il selvatico, le sue abitudini alimentari e di transito, di riposo, di comportamento ai rumori e ai disturbi quotidiani, alle sue origini e ai suoi rifugi o fughe. Di pari passo alla conoscenza delle manifestazioni della voce degli ausiliari, in modo da determinarne le fasi di accostamento, dello scovo o della seguita.
La conoscenza e la disponibilità alla prevenzione dei danni, favorendo l'alimentazione in ambienti boschivi o adiacenti alle rimesse, con ripristino degli ambienti abbandonati, i così detti  miglioramenti ambientali, possibili e attuabili con fondi pubblici e con fondi privati di squadre di cinghialai iscritte all'albo regionale.
Non bastano certo, anche se sono molto utili, i corsi di caccia  e di selezione per gli ungulati, occorre un approccio molto più complesso che non sia solo di competizione o di rivalità con squadre confinanti. Occorre un approccio di gestione complessiva fra la selvaggina e il mondo agricolo reddituale, occorrono collaborazioni con altre discipline di caccia. Finalmente dopo tutto questo fardello necessario per la crescita e la determinazione idonea, etica e morale, si può iniziare a parlare di prelievi. di abbattimenti, di condivisione di emozioni di caccia, di partecipazione attiva alla vita di una squadra con dignità paritaria, di progetti condivisi di integrazione e razionalizzazione di una forma di prelievo venatorio, di una ricchezza alimentare importante per qualsiasi forma di trasformazione positiva integrata al territorio, di esercizio venatorio qualificato.
Oggi, nelle condizioni in cui ci troviamo, con una espansione numerosa e di difficile controllo della specie, il prelievo inteso come forma di semplice predazione non ha più senso, mentre sarebbe necessaria una pianificazione di abbattimenti selettivi a scopi alimentari da effettuarsi nei periodi in cui il periodo della caccia è vietato. Sarebbe un incentivo per le squadre meglio organizzate, potersi avvalere di soggetti iscritti e responsabili, abilitati a svolgere un ruolo di integrazione di reddito per la comunità nella quale viene prelevata questa nobile, magra e proteica carne di selvatici, capriolo compreso. Credo che un tale impegno, una tale gestione, una tale collaborazione, sarebbe meritevole di approfondimento e attuazione, in modo da affrontare e gestire il futuro dell'attività venatoria meno frammentata e più integrata nel tessuto economico agro-alimentare dei comprensori di caccia o ambiti territoriali.
Credo che avremmo meno ostilità dalle parti avverse, ma soprattutto avremmo accresciuto il nostro rapporto di passione e di condivisione di emozioni, con la dovuta e necessarie razionalità e pluralità di rapporti oggettivi di risoluzione di problemi.
Da quello che ho scritto, credo sia palese la mia delusione per non aver saputo in questi anni, avviare un progetto di gestione diversificata in grado di gestire questa realtà, in verità qualcosa era stato intrapreso, centinaia di ettari di terreni incolti recuperati con colture a perdere per la selvaggina stanziale e per i cinghiali, interventi di contenimento nei vari periodi di criticità per le colture intensive unificazione di varie realtà territoriali, (squadre di cinghialai) ecc.. ecc, ma sono stati colpi di tosse isolati, le pasturazioni hanno sostituito i miglioramenti ambientali, il territorio si è ulteriormente impoverito per le altre specie di selvaggina stanziale, i cinghiali ci vengono in casa e stravolgono la disciplina di caccia tradizionale.
Non mi piace più, non mi piacciono gli interlocutori, non mi piacciono le rivalità, non mi è mai piaciuta la competizione venatoria, non credo di tradire ne di rinnegare un passato da convinto e super attivo cinghialaio singolo e collettivo, ringrazio per gli incarichi che ho assunto e onorato con passione, nelle associazioni e nei consorzi nelle squadre e nelle attività inerenti.
Non possiedo più cani da cinghiale, le mie gambe hanno ispezionato ogni possibile anfratto di territorio del mio consorzio di caccia e oltre, mi soffermo tutt'oggi che ho scelto di cacciare colombi di passo e svernanti, ad ascoltare canizze che si sprigionano da boschi e foreste, una melodia ancora gradevolissima ai miei orecchi, mentre trovo che gli spari dei paratori siano contrastanti con il rispetto verso le altre discipline di caccia, anche in questo caso ho più volte ricercato metodi meno invasivi e meno rumorosi, possono impaurire anche cuccioli di cane e altri animali non oggetto di caccia. Non ho trovato di meglio che alcune trombette, ingombranti e poco funzionali, spero in futuro che oggetti meno rumorosi ma più efficaci sostituiscano le salve sparate a volte a sproposito, penso a qualche marchingegno elettronico a onde magnetiche che impedisca il passaggio in certi luoghi con orientabilità verso altri. Le mie osservazioni non sono assolutamente a scopo egoistico, chi mi conosce veramente sa che non ho bisogno di cercare alibi o aiuti personali in fatto di caccia, le canizze non disturbano il mio nuovo esercizio e la mia nuova (vecchia) arte di caccia al colombo.
Quello che mi sforzo di trasmettere non è l'egoismo ne la personalizzazione delle discipline di caccia, ma l'integrazione e la gestione dei metodi e dei modi in simbiosi con la natura, la collettività in maniera etica e morale, pluralista e condivisa.
Metamorfosi di un "cignalaio" che non ha mai voluto imporre a tutti i costi, che ha sempre cercato di analizzare e capire le trasformazioni, di adeguarsi con dignità e umiltà al passaggio del tempo, di raccontare il passato con la dovuta obbiettività e carica emozionale, di menzionare i personaggi a me cari per carisma, saggezza e capacità venatorie oltre che umane.
Non mi stancherei mai di parlare con giovani disponibili, per la loro crescita, non per le mie gesta che pure ci sono state, modeste ma intensamente vissute insieme ai miei cani, ai miei amici, in solitudine, immerso e in simbiosi con la natura e la selvaggina che la popola.
Il mio futuro è con Buk,  springer spaniel bianco fegato, età19 mesi, affettuosissimo per me e per la mia famiglia, pelo lucidissimo occhi grandi e attenti, predisposto senza tanto addestramento al riporto e alla cerca, una vera speranza, anzi una mezza certezza di maturare un grande soggetto. 
Al palco e alla cerca per boschi ai colombacci con pochissimi amici o in solitudine, da pensionato.
Non vorrei rimpiangere i periodi nei quali arrivavo la sera stremato, umido o fradicio dalla pioggia e dal sudore per aver corso in lungo e in largo affinchè la battuta andasse a buon fine, per i cani, per gli amici per coloro che per godere di una giornata a cinghiali avevano pagato la quota di iscrizione.
Non vorrei rimpiangere le volte che ho stretto la mano a tutti quelli che avevano colpito il cinghiale e meritavano riconoscenza e ossequio, specialmente gli anziani.
Non vorrei rimpiangere quei momenti in cui mi riempivano di gioia, i ritrovamenti dei segugi a notte inoltrata o i giorni successivi, per aver inseguito a lungo i selvatici.
Non vorrei rimpiangere quei momenti in cui ci si ritrovava al temperino a commentare le azioni della giornata e si consumavano cibarie alla brace, accompagnate da generoso vino locale.
Non vorrei essere ricordato come uno che ha abbandonato la nave, la nave è sempre ancorata in porto sicuro, il comandante è andato in pensione.
Un grosso in bocca al lupo a chi ha avuto la pazienza di leggermi e a quelli che hanno trovato qualche argomento di riflessione, a quelli che hanno condiviso o dissentito e a tutti coloro che mi conoscono.
Con affetto,
Renato Bianchi (Rimescolo)
« Ultima modifica: 30/10/2017 - 21:36 da Vasco »