FORUM Club Italiano del Colombaccio

Visualizza post

Questa sezione ti permette di visualizzare tutti i post inviati da questo utente. N.B: puoi vedere solo i post relativi alle aree dove hai l'accesso.


Post - massimiliano

Pagine: 1 [2] 3 4 ... 7
16
Con sentenza depositata il 6 luglio 2021, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità delle modifiche introdotte lo scorso anno dalla Regione Liguria che consentivano l'installazione di appostamenti temporanei per la caccia in assenza di formale diniego da parte del proprietario o conduttore del fondo.

L'articolo invalidato aggiungeva nella parte finale dell'art. 29, comma 13, della legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio), un ulteriore periodo ai sensi del quale «l consenso si intende validamente accordato nel caso in cui non esiste un formale diniego». La disposizione si pone in contrasto con la riserva di competenza legislativa allo Stato in materia di «ordinamento civile» di cui all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. in quanto, consentendo ai cacciatori di mantenere - se il proprietario non manifesta espressamente il suo dissenso - sul fondo altrui il materiale utilizzato per la costruzione degli appostamenti temporanei, inciderebbe sulle facoltà dominicali garantite dall'art. 832 del codice civile.

Si legge nella sentenza: "Nel caso in esame, l'art. 2, comma 1, della legge reg. Liguria n. 9 del 2020, nell'aggiungere nella parte finale dell'art. 29, comma 13, della legge reg. Liguria n. 29 del 1994 un ulteriore periodo, introduce una presunzione di consenso del proprietario del fondo al mantenimento su di esso del materiale usato per la costruzione degli appostamenti temporanei, che eccede i limiti del legittimo intervento del legislatore regionale, invadendo la competenza riservata allo Stato nella materia «ordinamento civile». La norma impugnata comprime, infatti, le facoltà assicurate dal codice civile al proprietario del terreno, presumendo il suo consenso a mantenere su di esso i materiali utilizzati per l'installazione degli appostamenti temporanei, e, inoltre, impone a questo uno specifico onere formale nell'espressione del diniego, così derogando al principio generale della libertà delle forme di manifestazione della volontà negoziale stabilito dall'ordinamento civile".
 

17
Da Taranto verde ai parchi eolici nel mare della Sardegna: le dieci opere che Legambiente chiede di inserire nel Recovery fund
L’associazione lancia le sue proposte per il Pnrr nazionale. Nel progetto anche gli impianti per i rifiuti e l’economia circolare delle metropoli del Centro-Sud e le infrastrutture ferroviarie per Calabria e Sicilia

MILANO – Dieci “opere faro che possono proiettare l’Italia verso un 2030 più sostenibile e verde”. Dalla riconversione green dei poli industriali di Taranto e Brindisi, alla realizzazione di parchi eolici in mare aperto in Sardegna, nel Canale di Sicilia e nell’Adriatico.

Sono questi alcuni dei dieci progetti che Legambiente chiede di inserire nel Pnrr italiano, il piano da presentare entro un mese a Bruxelles che dettaglia come impiegare i fondi europei di Next Generation Eu destinati all’Italia: oltre 200 miliardi di euro. Un progetto che, ha garantito il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel convegno dell’assocIazione “sta venendo bene, è interessante, completo”.

Nelle priorità di Legambiente rientrano anche i digestori anaerobici che permettono di trattare i rifiuti organici delle aree metropolitane del Centro Sud – Roma, Napoli, Reggio Calabria, Bari, Catania, Palermo, Messina e Cagliari – per potere dare alla spazzatura delle città una seconda vita come biometano e compost di qualità e rendere ogni provincia autosufficiente negli impianti di riciclo in modo da stoppare il “turismo dei rifiuti” e creare le condizioni per decarbonizzare i trasporti locali, oltre a creare una riserva di fertilizzante del suolo per i territori vicini.

PIl Recovery fund secondo Legambiente è stato depositato nelle mani di numerosi ministri: oltre a Cingolani, Enrico Giovannini (infrastrutture e mobilità sostenibili), Andrea Orlando (lavoro e politiche sociali), Luigi Di Maio (Affari esteri), Maria Rosaria Carfagna (sud e politiche territoriali), Stefano Patuanelli (politiche agricole, alimentari e forestali) – che, insieme al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Vincenzo Amendola, hanno partecipato all’evento “La nostra Italia. Più verde, innovativa e inclusiva”.
“Ormai mancano 30 giorni alla scadenza fissata da Bruxelles per l’invio del Pnrr – il commento rilasciato da Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – Dal nuovo Esecutivo guidato da Mario Draghi ci aspettiamo scelte coraggiose e radicali sui progetti da finanziare, puntando solo sulle tecnologie pulite per la produzione di energia rinnovabile, sull’idrogeno verde, sugli impianti di economia circolare, sulla mobilità a emissioni zero in città e sulle tratte extra urbane, sulla rigenerazione urbana, sull’agroecologia, sul turismo sostenibile e sulle aree protette. Solo così si potrà concretizzare la transizione ecologica di cui si parla da anni e proiettare davvero l’Italia al 2030 rendendola più verde, pulita e inclusiva, dando delle risposte concrete ai cittadini e ai giovani che continuano a scioperare per il clima. L’Europa le idee chiare sulla decarbonizzazione dell’economia continentale. In Italia finora non è andata così. È questo il momento giusto per dimostrare quella volontà politica che è mancata finora, evitando allo stesso tempo gli errori del passato. L’Italia non perda questa importante occasione”.

Oltre a chiedere riforme trasversali e semplificazioni per velocizzare l’iter autorizzativo dei progetti di economia verde, l’associazione porta il caso degli eco-incentivi auto per mostrare come le risorse potrebbero essere usate in modo più efficiente per l’ambiente: “Nel 2020 con il bonus auto è stato destinato un miliardo di euro di soldi pubblici per rottamare 125 mila vecchie auto e ridurre le emissioni di 61.000 tonnellate di CO2 all’anno – ha ricordato l’associazione – Con un miliardo avremmo potuto acquistare 2.500 autobus elettrici o 40.000 tax e car sharing elettrici, per tutti in 100 città, riducendo le emissioni di oltre 100.000 tonnellate di CO2 all’anno”.

PER CONTINUARE A LEGGERE L'ARTICOLO :https://www.ilcolombaccio.it/CMS/fiutano-gia-lodore-del-verde-danaro/

18
Il Consiglio Regionale della Liguria, con 18 voti a favore (maggioranza), 3 contrari (Lista Ferruccio Sansa Presidente) e 7 astenuti (Pd-Articolo Uno, Movimento 5 Stelle, Linea Condivisa) ha approvato l'odg 19 sugli spostamenti fra Comuni in zona arancione per caccia, pesca sportiva e ricerca di funghi e tartufi.
 
L'odg era stato presentato da Stefano Mai, e sottoscritto dai colleghi leghisti Sandro Garibaldi e Alessio Piana. Chiede alla giunta di attivarsi ne confronti del Governo affinché anche la caccia, come era stato detto per la pesca sportiva, possa essere praticata anche al di fuori del proprio Comune di residenza, abitazione o domicilio su tutto il territorio regionale.

L'odg chiede che anche i pescatori amatoriali possano praticare la pesca al di fuori del comune di residenza su tutto il territorio regionale, in quanto anche questa attività si svolge in forma individuale e all’aperto. La stessa cosa è stata richiesta per la raccolta di funghi e tartufi, affinché sia considerata alla stregua della cura dei terreni ai fini di autoproduzione, anche personale e non commerciale.
-----------------------------------------------------------------------------
PS: Toscana apripista da sempre in ambito venatorio . 

19
"IL COMANDANTE LORIS"

UNA MACINA DI PENSIERI
E RICORDI...
FINTA APPARE L'ALBA D'OGGI
LA NOTIZIA CHE COME
NON MAI FALSA VORRESTI.
UN MORSO NELL'ANIMA
SI CHIEDE S'È VERO
ALLA STESSA ORA
E POI L'ALTRO DOMANI
E ANCORA E ANCORA
COME L'ATTESA DI UN TRENO
SENZA " COMANDANTE"
UN TRENO...SENZA RUMORE,
SENZA ORARIO,
NON C'È PIÙ CONTA DEL TEMPO.
OGNI GIORNO "AMICO MIO"
ABBIAMO SFIDATO L'IMPOSSIBILE
ABBIAMO COSTRUITO IN ZONE IMPERVIE
ABBIAMO AMBITO A METE
SCONOSCIUTE
ABBIAMO FIRMATO
ARMISTIZI IN PAROLE.
PAZZI SIAMO STATI.
TORNI IL SOGNO
AD ESSERE CONFORTO.
SE INCUBO,A MORIRE
IL RISVEGLIO.
PER ME LA GIORNATA
VA SCEMANDO
NELL'OSCURITÀ FERITA.
UNA LACRIMA MI CORRE
A GIRO D'OCCHI.

Francesco de Libero
13.03.2021 - in ricordo

20
Ultim'ora 12.17

Covid, morto Raoul Casadei

da REPUBBLICA

21
Che tu possa continuare la ricerca di colombacci nei boschi dell'eterno sonno !  Ciao Loris riposa in pace.
Massy

23
Ciao Renato , rispondo volentieri e pubblicamente facendo riferimento a quanto ho ricevuto pocanzi via mail...
ti/vi ho letto con ammirata attenzione e silente rispetto del giusto sapere ..quel sapere del saggio uomo-cacciatore gestore di un immenso patrimonio faunistico*

Che dire ?

chapeau

ps: Te si che sei una immensa risorsa per questa comunità....altro che

* quel patrimonio che l'ignoranza di troppi e tanti, vorrebbero eradicare.

24
Con un lungo intervento su Umbria24, Emanuele Bennati, presidente regionale di Arcicaccia Umbria, prende posizione sul problema cinghiali. "La questione cinghiale - dice -  è ormai da tempo fuori controllo, nessuna novità! ArciCaccia sta lo dicendo da anni ma la pandemia in corso ha aggravato ancora di più il problema, all’orizzonte si delineano le solite strategie folcloristiche volte, più che a risolvere le vere questioni, a evitare confronti concreti e soluzioni condivise. ArciCaccia concorda che siamo da tempo di fronte a un problema che sta mettendo a dura prova il mondo agricolo, ed è proprio per questo che invece di fare slogan inutili, ha più volte richiamato tutti i portatori d’interessi ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Le colpe e i fallimenti non possono ricadere tutte sul mondo venatorio che troppo spesso è stato additato, forse per comodità o forse per nascondere i fallimenti delle scelte volute, come unico colpevole del problema cinghiale. L’impegno dei cacciatori a supporto degli agricoltori quest’anno ha subito limitazioni importanti dovute all’impossibilità di spostarsi, e ha messo a nudo il limite degli strumenti e dei metodi utilizzati evidenziando un aumento dei danni all’agricoltura quasi doppio allo scorso anno e un aumento costante di incidenti con la fauna selvatica; segno evidente che le soluzioni messe in campo fino a ora non sono sufficienti e nemmeno idonee a contrastare tale fenomeno".

"Il problema cinghiale - prosegue  -  non riguarda solamente l’Umbria ma ormai l’Europa e tutta la penisola e, se vogliamo individuare possibili soluzioni, dobbiamo analizzare il problema in tutte le sue varie sfaccettature tenendo conto delle moltissime variabili che possono intervenire. Ricordiamo che negli ultimi 50 anni c’è stato un abbandono dei terreni agricoli per oltre 10 milioni di ettari, in favore di un aumento di circa 4 milioni di ettari di boschi, fattori estremamente favorevoli che hanno profondamente contribuito a una espansione di tutti gli ungulati (cinghiale, capriolo, daino e cervo), a scapito di tutte le altre specie di fauna, la creazione di aree protette o di conservazione che limitano qualsiasi tipo di intervento, l’incuria totale in cui vertono, le modalità d’intervento dettate da leggi e norme o pareri che limitano le azioni che si possono mettere in campo, le lungaggini burocratiche, la mancanza di competitori naturali che si contendono lo stesso habitat, la grande capacità adattiva della specie, l’ibridazione della stessa frutto di errori fatti nel passato, l’abbandono delle zone collinari, i cambiamenti climatici che incidono sulla riproduzione della specie, come dimostrato da studi scientifici; sono anche queste colpe dei cacciatori?"

"Non si può relegare il problema solo alla gestione dei distretti, al numero dei capi abbattuti durante il periodo di caccia che dura solamente tre mesi e con uno sfasamento temporale con i tempi dell’agricoltura o con regolamenti non al passo con i tempi. In Umbria  - dice l'ArciCaccia -  esistono realtà di confine, dove si registrano ingenti danni, dove il cinghiale non può essere solo un problema umbro: le aree protette di confine delle regioni limitrofe sono serbatoi immensi di cinghiali che causano danni in Umbria e si rifugiano al di là del confine, ma i danni gravano sui bilanci degli Atc umbri.  Queste sono problematiche che non possono essere affrontate guardando solamente all’interno del confine amministrativo regionale. Ci aspetteremmo di sentir parlare di questi e altri argomenti nelle varie audizioni: queste problematiche devono essere affrontate e valutate e le soluzioni non possono essere solo gli spot politico-dottrinali. Nelle occasioni che ci sono state date di ascolto da parte delle istituzioni, abbiamo ribadito più volte che la soluzione non può essere solamente la possibilità di abbattere indiscriminatamente il cinghiale, a meno che (come già detto) questo non sia il modo per nascondere le mancanze altrui, ma servono anche interventi di tipo ambientale per limitare le zone di rifugio nelle aree di maggior presenza, tornare a coltivare con colture a perdere le aree collinari per allontanare la fauna delle colture intensive. Servono azioni congiunte su più fronti: gli interventi di contenimento anche quando effettuati con la massima responsabilità non sono sufficienti perché limitati nel tempo e nello spazio e, nella maggioranza dei casi, non sono risolutivi risultando solo un palliativo; questo perché si interviene sempre a danno avvenuto. Arci caccia negli anni scorsi è stata molto critica a proposito delle decisioni assunte dalla Regione sulla gestione del problema cinghiale e sulle modalità di caccia varate dalla regione, ritrovandosi sempre in minoranza e isolata anche all’interno del mondo venatorio. Abbiamo offerto la massima collaborazione a istituzione e mondo agricolo, sia nel suggerire norme più efficaci a tutela del mondo agricolo, con documenti a disposizione di tutti, dimostrando senso di responsabilità e rispetto nei confronti degli agricoltori che non vorremmo vengano strumentalizzati, in quanto solo in una fattiva collaborazione di tutti i portatori d’interesse si può per certo individuare soluzioni valide al problema. Sappiamo perfettamente che parte del mondo venatorio, non sempre ha risposto con senso di responsabilità di fronte al problema, ma non è il caso di Arci Caccia: sono anni che stiamo chiedendo alla Regione Umbria un regolamento per gestire la specie e uno per esercitare la caccia al cinghiale, nell’ottica di rispondere alle esigenze che sono maturate all’interno del mondo venatorio e agricolo."

"In questo momento particolare - insiste Bennati - ci preoccupa il silenzio assordante delle associazioni agricole che, fino a qualche mese fa, erano agguerrite con i cacciatori e con la Regione chiedendo interventi e fondi per fronte al problema cinghiale. Per chi ha memoria corta, ricordiamo che alcuni anni fa abbiamo lavorato per mesi al fianco di Coldiretti e Cia, con il contributo fondamentale del compianto professor. Bernardino Ragni, per la redazione di un piano di gestione dei conflitti faunistici, che le associazioni agricole stesse, e in primis Coldiretti, al termine del lavoro svolto, si rifiutarono di sottoscrivere e inviare alla Regione per il dictat dei propri dirigenti, mettendo anche in profondo imbarazzo i loro rappresentati intervenuti al tavolo; ecco perché quando si fa appello al senso di responsabilità è bene ricordare chi siamo stati e chi siamo. Da anni sosteniamo la necessità di creare una filiera controllata per la valorizzazione delle carni di cinghiale, dove vengano conferiti i capi abbattuti dagli interventi di contenimento autorizzati dalla Regione e che il ricavato sia destinato come previsto dal regolamento regionale 5 del 2010, ma è doveroso che la filiera rispetti requisiti stringenti, altrimenti il rischio è che per poi mantenerla, l’Umbria diventi un grande allevamento a cielo aperto.  Le esternazioni emerse in audizione circa il sostegno univoco verso le associazioni venatorie ci lasciano l’amaro in bocca e ci fanno presagire anche solo il pensiero di un estromissione del mondo venatorio dalla discussione, il che sarebbe una sconfitta intellettuale e sociale, e non vorremmo mai pensare che dietro si nasconda altro… il tutto, tra l’altro in contrasto netto con le dichiarazioni dell’assessore Morroni, che ha più volte dichiarato di volere un confronto costante con il mondo venatorio. Apprendiamo che gli uffici regionali preposti stanno lavorando a un nuovo piano di gestione della specie cinghiale, ed è inutile ribadire che prima della stesura completa del piano, ci sia un confronto tra gli uffici e le associazioni venatorie per portare un contributo fattivo nella stesura dello stesso, portando elementi di discussione nuovi al tavolo. Arci caccia è disponibile alla più ampia e fattiva collaborazione, con tutte le associazioni, sia con gli agricoltori che con l’amministrazione regionale, ma non è più disponibile ad accettare scelte dettate da interessi univoci e personalistici da chiunque essi siano proposti, ed è certa che una eventuale esclusione del mondo venatorio dalla discussione non sarebbe utile ha nessuno, anzi, caso mai, sarebbe dannosa per tutti. Siamo perfettamente coscienti del problema e che certe scelte non sono più rinviabili: vogliamo che tutti i cacciatori e in particolare le squadre che esercitano la caccia al cinghiale ne prendano coscienza. Occorre rimanere uniti, perché fallire sulla gestione del cinghiale significa decretare la fine del modello di caccia sociale che oggi conosciamo. Non ci possiamo più permettere il lusso di far prevalere l’interesse di pochi a scapito di quello collettivo, perciò di fronte all’attacco massiccio che sta venendo avanti da parte del mondo agricolo, serve responsabilità e capacità di fare massa critica, senza divisioni o prevaricazioni nei confronti di altri cacciatori che esercitano la caccia al cinghiale o altre forme di caccia. Non ci possiamo permettere più divisioni all’interno del nostro mondo, molto spesso create ad arte, anche da alcune associazioni venatorie per il favore della tessera o della politica… “divide et impera”, dicevano i romani".

 "Facciamo appello al senso di responsabilità dei molti cacciatori. Abbiamo il diritto di difendere la nostra passione e anche il dovere di tutelare chi ci ospita - conclude il presidente di ArciCaccia umbra - .  Affrontare una emergenza – e purtroppo ci siamo resi conto di che cosa significhi in questo anno per motivi ben più gravi – fa sì che le azioni di chi è chiamato ad amministrare e a rispondere a una esigenza reale non sempre siano scelte popolari, perciò è giunto il momento di dimostrare che il mondo venatorio è all’altezza della situazione. Arci caccia è in campo per difendere la caccia sociale e il modello italiano, ma abbiamo bisogno del sostegno e della responsabilità dei cacciatori tutti. Ce lo impone il ruolo e il rispetto che abbiamo verso i nostri iscritti e verso tutti i cacciatori, che continuamente si sentono additati come unici responsabili del problema. Questo non lo possiamo permettere più, non vogliamo difendere i furbi, noi vogliamo difendere gli onesti; gli errori fatti nel passato da alcune associazioni venatorie, come il far prevalere la voce grossa dei prepotenti, e il limite della politica regionale che per fini elettorali ha cavalcato il consenso, hanno causato danni incalcolabili al mondo venatorio. Il cacciatore moderno deve essere consapevole che la sua opera deve essere utile a ripristinare velocemente gli squilibri che si sono determinati in natura e non solo sulla specie cinghiale, diventando un modello utile per la collettività. Solo così ci guadagneremo il rispetto che merita la nostra categoria".

25
Ricevamo dall’Ufficio territoriale di Siena della Regione Toscana:

L’emergenza COVID-19, come è ben noto, ha determinato la assegnazione di tutti i dipendenti della sede territoriale di Siena al Tele Lavoro Domiciliare Straordinario in forma mista, garantendo la presenza in ufficio di almeno un funzionario per ogni giornata.

A beneficio degli utenti si dettagliano di seguito le presenze:
Lunedì: FAZZI, GUERRINI
Martedì: FAZZI
Mercoledì: MATTII
Giovedì: MATTII
Venerdì: GUERRINI
L’accesso del pubblico può avvenire solo su appuntamento telefonico da parte del referente del procedimento che interessa. La funzionaria solitamente incaricata della gestione degli appostamenti fissi sarà assente dal servizio per i prossimi mesi.

Gli appuntamenti inerenti le istanze per gli appostamenti fissi saranno curati da Fazzi nei giorni indicati.

Questo comporta che, nei giorni di presenza, gli appuntamenti saranno limitati ai soli casi in cui ci siano problematiche, approfondimenti urgenti o consultazioni tecniche particolari.
Pertanto non potranno essere fissati appuntamenti in ufficio per la semplice consegna dei moduli di conferma annuale degli appostamenti per il 2021, che è un adempimento semplicissimo da eseguire senza accedere agli uffici.

L’invio del modulo (RT03_11/2018) facilmente scaricabile dal Portale WEB della Regione (clicca QUI), potrà regolarmente essere fatto in tre modalità alternative, indicate in ordine di priorità:

1. Invio tramite PEC all’indirizzo regionetoscana@postacert.toscana.it, (possibile ovviamente solo da altra casella PEC, magari quella della associazione se viene svolto tale servizio), tale modalità è da preferire per le garanzie di ricezione immediatamente che fornisce;

2. Invio tramite POSTA ORDINARIA all’indirizzo “Regione Toscana, Settore “CACCIA” – Via Massetana, 106 53100 SIENA”
ATTENZIONE! Da evitare la raccomandata A/R! Ci sono stati molti problemi di consegna negli ultimi mesi!

3. Deposito diretto nella cassetta postale istallata all’esterno dell’ufficio sulla destra del portone di accesso.

Si evidenzia che nelle modalità 2 e 3, anche nella remota ipotesi di disguidi o smarrimenti, il titolare conservi comunque per sè una ricevuta di pagamento del bollettino postale da spillare alla autorizzazione originale, in modo da essere sempre in grado di dimostrare l’avventuo pagamento entro il 28/2/2021.
Anche per quanto attiene le richieste di nuove collocazioni, trasferimenti titolarità o aggiunta complementari, oppure le richieste di nuove autorizzazioni (dal 1 al 31 marzo) in linea generale non è necessaria la consegna diretta in ufficio.
In questi casi però è prudente utilizzare la PEC a garanzia dell’invio. In alternativa si può fissare un appuntamento, ma si confida nella autodisciplina degli utenti per limitare le richieste di appuntamento ai soli casi problematici.

Grazie per la collaborazione.

26
La Presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, ha firmato oggi un’ordinanza che consente ai cacciatori umbri lo spostamento al di fuori del proprio comune, nelle giornate di sabato 9 e domenica 10 gennaio, per esercitare le attività di controllo della fauna selvatica e la caccia, nel rispetto delle normative in materia venatoria e delle misure di distanziamento sociale e prevenzione antiCovid. È quanto rende noto l’assessore regionale alla Caccia, Roberto Morroni.
   L’ordinanza regionale prevede che “nelle giornate del 9 e 10 gennaio 2021 è consentito lo spostamento al di fuori del comune di residenza, domicilio o abitazione:
●    per le attività di controllo della fauna selvatica autorizzate dall’amministrazione regionale;
●    per l’esercizio dell’attività venatoria nell’ambito territoriale di caccia di residenza venatorio ovvero di iscrizione, compresa la caccia da appostamento fisso, e tutte le attività complementari alla caccia e al controllo, come, ad esempio, l’addestramento e allenamento cani, il recupero degli ungulati feriti e il trasporto e trattamento delle carcasse presso gli appositi centri di raccolta, nel rispetto della normativa di settore;
●    per l’esercizio venatorio all’interno delle aziende faunistico-venatorie e delle aziende agri-turistico venatorie, in quanto autorizzati dal concessionario dell’azienda, nel rispetto della normativa di settore”.
   Il provvedimento è limitato “ai soli residenti anagraficamente in Umbria ed esclusivamente all’interno dei confini amministrativi regionali e, pertanto, non è consentita l’attività venatoria né l’attività di controllo ai cacciatori e ai soggetti abilitati e autorizzati con residenza anagrafica fuori dai confini amministrativi della Regione Umbria, anche nel caso di domicilio o abitazione all’interno del territorio regionale”.
    Gli spostamenti e l’esercizio di tutte le attività venatorie e di controllo “dovranno avvenire nel rispetto delle misure di distanziamento sociale e con l’utilizzo dei previsti dispositivi di protezione individuale”.

27
Il presidente nazionale Massimo Buconi ha scritto al Direttore di Rai 1, al Presidente Rai e ai membri della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi per denunciare un nuovo intervento del conduttore de “L’eredità” contro la caccia e i suoi praticanti. Di seguito il testo

 

Egregio Direttore,

ancora una volta nel corso della trasmissione televisiva “L’eredità”, in onda nella fascia preserale sulla rete da Lei diretta, il conduttore Flavio Insinna si è lasciato andare a commenti discriminatori e offensivi nei confronti dell’attività venatoria e dei suoi praticanti.

Il comportamento di Insinna, non nuovo a questo genere di interventi, è reso ancora più grave per essere messo in atto approfittando della propria notorietà attraverso un mezzo, quello televisivo, che gli garantisce ampio seguito e l’assenza totale di un contraddittorio sulle opinioni espresse in merito alla caccia e ai cacciatori, denigratorie di una categoria di cittadini che esercita una attività pienamente legittima, prevista e normata dalle leggi dello Stato.

Una situazione ancora più inaccettabile alla luce del fatto che avviene attraverso l’uso di un canale della televisione di Stato.

Il servizio pubblico d’informazione della RAI prevede un codice etico cui rispondono, o così dovrebbe essere, i comportamenti non solo dei giornalisti, ma di tutti i professionisti che vi lavorano e che sono tenuti al rispetto dell’imparzialità nello svolgimento delle proprie mansioni e ruoli.

Per questi motivi e a tutela dei tesserati e dei cacciatori in generale, Federazione Italiana della Caccia ha deciso di rivolgersi alla direzione Rai, ai Partiti e ai Gruppi Parlamentari perché la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi faccia chiarezza su questo, ennesimo, episodio che vede protagonista il conduttore del programma.

Parallelamente Federcaccia ha dato mandato ai propri legali di valutare gli estremi per intentare un procedimento legale per diffamazione nei confronti del conduttore e della Rete.

In più, perfettamente consapevoli di quelle che sono le “regole dello spettacolo” e consci che una trasmissione come quella in oggetto e chi la conduce valgono per quanta economia generano e pubblicità portano nelle casse del canale, sarà nostra cura invitare tutti i nostri iscritti e i cacciatori italiani e le loro famiglie – un bacino potenziale di qualche milione di spettatori – a non seguire più “L’Eredità” e a preferire altre marche rispetto a quelle pubblicizzate prima, durante e immediatamente dopo il gioco.

Certi di un Suo interessamento a tutela della imparzialità di informazione e di pari opportunità di tutti i cittadini, La salutiamo rimanendo in attesa di un concreto segnale di intervento affinché certi episodi non abbiano a ripetersi.

Il presidente Federcaccia Massimo Buconi

28
La Regione Toscana conferma che nelle giornate in cui la Regione ricadrà in zona “arancione” si applica l’ordinanza n. 117 del 5 dicembre 2020, che nelle norme finali prevede che la stessa ordinanza si applichi ogni volta che il territorio della Regione diventa “arancione”.

29
È stata una domenica in cui finalmente sono riprese tutte le varie forme di caccia in tutto l’ATC, non limitando lo spostamento al solo comune di residenza, a prescindere purtroppo da una stagione molto piovosa.

Come tutti voi ormai sapete questo è stato possibile grazie all’Ordinanza n° 117, firmata sabato 5 dicembre dal Presidente della Toscana Eugenio Giani, a cui diamo atto di aver mantenuto le promesse che in questi giorni aveva fatto riguardo alle attività venatorie, non limitando lo sforzo compiuto alla sola caccia al cinghiale, ma anche a tutte le altre forme. Un lavoro di squadra, ATC toscane, mondo venatorio e associazioni agricole. L’unione fa la forza. L’assessore Stefania Saccardi ha da subito ben compreso l’importanza che questo atto avrebbe avuto sia per il mondo venatorio che per quello agricolo.

Rivendichiamo a pieno titolo il nostro buon diritto ad esercitare la caccia; che, lo vogliamo ricordare, si svolge all’aria aperta e il più delle volte in solitaria. Oltre a questo, anche la volontà di riaprire il contenimento (art 37), la caccia di selezione nei distretti e la braccata al cinghiale con le nostre squadre, non solo darà seguito alla passione venatoria, ma si porrà a difesa delle nostre colture agricole di pregio. In questo modo, e grazie soprattutto all’azione delle 54 squadre dell’ATC, che prelevano l’85% del totale dei cinghiali abbattuti nell’ATC 3, sarà possibile perseguire l’obiettivo di riequilibrare la densità del cinghiale e degli altri ungulati sul nostro territorio.

In queste ore leggiamo le solite prese di posizioni imprecise e scontate di certe associazioni ambientaliste che non commentiamo, a lor signori non sta a cuore il problema Covid-19, ma l’abolizione della caccia.

Vogliamo quindi ringraziare il Presidente Giani e l’Assessore Saccardi per il lavoro svolto, ci sembra un buon inizio di legislatura.

 

Roberto Vivarelli

Presidente ATC 3 Siena Nord

30
Buongiorno Renato..hai ragione.Credo che l'ordinanza sia abbastanza chiara. Un saluto.

Pagine: 1 [2] 3 4 ... 7