FORUM Club Italiano del Colombaccio

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Post - massimiliano

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Discussioni Generali / ....E LA CACCIA ?
« il: 09/02/2022 - 14:14 »
SI FA PRESTO A DIRE "GREEN": QUALI SARANNO LE RIPERCUSSIONI SU LAVORO E ECONOMIA? - LA TUTELA DI AMBIENTE E ANIMALI ENTRA NELLA NOSTRA CARTA NEGLI ARTICOLI 9 E 41: NESSUNO SCAZZO IN PARLAMENTO ED ESULTANZA BIPARTISAN, TANTO CHE NON CI SARÀ BISOGNO DI UN REFERENDUM VISTI GLI OLTRE DUE TERZI DEI VOTI FAVOREVOLI - FESTEGGIANO LA BRAMBILLA DI FORZA ITALIA E IL MINISTRO CINGOLANI, MA ORA DOPO LE BELLE PAROLE MESSE NERO SU BIANCO COSA SI FARA', AD ESEMPIO, CON GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI?

Forse è l'unico effetto positivo della pandemia, tra fenicotteri rosa in giro sulle strisce pedonali, picchi che martellavano alberi nel centro di Milano, papere con seguito di paperotti a zonzo senza paura di finire sotto l'autobus.
 
E non c'è bisogno di interpellare il commissario Rex, la giungla di Mowgli, Zanna Bianca o Masha e Orso, lo charme di Duchessa, i dalmata in fuga da Crudelia Demon, Gatto di Colazione da Tiffany.
 
Gli animali, cani, gatti, conigli, criceti, tartarughe, pesci ma non solo, persino il perfido serpente Bis di Robin Hood, insieme ad alberi secolari, pianure, laghi, valli, montagne, foreste anche non amazzoniche fanno parte dell'amorevole immaginario collettivo da tempo immemore e la battaglia per farli entrare in Costituzione è iniziata anni fa.
 
Ieri è accaduto. In compagnia del resto del creato, con ambiente, biodiversità e ecosistemi, gli animali hanno trovato la propria tutela costituzionale negli articoli 9 e 41 della Carta.
 
Il primo è una dichiarazione di principio che li accosta alla tutela del paesaggio e del patrimonio artistico, il secondo una precisazione sulla libertà di iniziativa economica, che non può ledere ambiente, biodiversità, ecosistemi, animali.
 
A differenza degli argomenti che dividono, in questo caso il passaggio al Senato e alla Camera è avvenuto senza ostacoli, con oltre i due terzi dei voti favorevoli in entrambe le Camere. Ciò significa che questa legge costituzionale non potrà essere sottoposta a referendum.
 
Fine della storia, almeno in teoria. Leggi entreranno nel dettaglio per specificare meglio come bisognerà comportarsi con la natura e gli amici dell'uomo che in molti, per delusione, cinismo o smisurata passione, arrivano a preferire agli esseri umani.

Intanto è come l'allunaggio nella storia delle missioni spaziali. Animali come gli uomini? Non proprio, ma certo non palloni da prendere a calci come ha fatto il difensore francese Zouma a un gatto in un video diventato virale proprio ieri, che gli ha scatenato addosso la rabbia del web.
 
Creature da tutelare, con diritti se non uguali, simili a quelli che pretendiamo per noi stessi. L'arco costituzionale è per una volta compatto per un successo bipartisan, e le dichiarazioni di gioia arrivano da Enrico Letta per il Pd («Il Parlamento unito difende il pianeta e il domani») a Luigi Di Maio per i 5S («passo avanti per le future generazioni») fino a Forza Italia e alla Lega (libertà di voto in Fdi), c'è chi gioisce più di altri, soprattutto al governo.

Il ministro della Transizione ecologica, Stefano Cingolani, usa toni enfatici: «Giornata epocale, ne sono molto contento come cittadino e come proprietario di cani, gatti e pappagalli».

Ma tra i politici il ruolo di paladina degli animali va senza discussione a Michela Vittoria Brambilla. Sono note le sue campagne, i programmi televisivi dedicati a trovare casa a cuccioli abbandonati, al punto da aver pagato con una certa ironìa nel centrodestra quella che era considerata una battaglia «di sinistra», se non addirittura una fissazione.
 
In realtà, come ricorda Brambilla, non facciamo che raggiungere Paesi quali Germania, Austria, Svizzera: «La tutela ambientale non è una materia o un diritto soggettivo, e oggi lo scriviamo in Costituzione come valore di rango primario anche nell'interesse delle future generazioni, facendo della tutela dell'ambiente e degli animali un valore obiettivo».

 
Non finisce qui. Perché una cosa è dare rango costituzionale alla natura, altra cosa è limitare allevamenti intensivi e vessazioni immotivate di cavie o frenare ruscelli di scorie nere che ancora oggi si buttano nei fiumi e nei mari.

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Discussioni Generali / Re:Colombi di "ritorno"
« il: 10/01/2022 - 14:28 »
Nei giorni di migrazione di metà Ottobre  2021 fu notata un’anomala MIGRAZIONE  INVERTITA  che precedette un terremoto ( 3.7 Richter)  nella nota area sismica di Visso (MC) già devastata nel 2016 .



Massimiliano Piersimoni,Rino Meotti,Andrea Campigli, Riccardo Rossi,Andrea Pieri,Massimiliano Profidia, Giacomo Secciani,Marco Stefanini,Giancarlo Fiammelli,Renato Bianchi,Filippo Della Martera,Michele Baroni ( ci scusiamo per eventuali omissioni o inesattezze)   segnalarono direttamente e/o raccolsero testimonianze del fenomeno che furono poi trasmesse ad un Centro di Ricerca Scientifica che studia le anomalie elettromagnetiche del territorio in coincidenza previsionale dei terremoti in Italia .

Le. Segnalazioni riguardarono le seguenti località del Centro Italia : Radicandoli,Volterra,Valfabbrica,Mazzolla,Alto Mugello,Savena,Val di Lamone,Santerno,Gualdo Cattaneo,Giano dell’Umbria, Massa Martana,Montecchio,Castelvecchio,Grutti,Sacinelle,Arcevia,SanSeverino Marche,Campiglia Marittima,Città di Castello,Boncio Siligate. Mugello ( ci scusiamo per eventuali omissioni o inesattezze).



I Ricercatori di livello Internazionale hanno elaborato ora un complesso Lavoro che dimostra come le tempeste elettromagnetiche c.d. “ di faglia” ,precedenti i terremoti , possono anche sconvolgere il sistema di bussola biologica che regola la migrazione degli uccelli ,così come - per le pregevoli osservazioni del Club Italiano del Colombaccio - fu registrato nel 2016 ” http://www.scienceheresy.com/ornithologyheresy/Cavina.pdf,”   ed ora nel 2021. . Il solo contributo del Club - legato alla sensibilità naturalistica dei suoi membri- si rivela ancora una volta determinante per la Ricerca Scientifica di avanguardia .



La stesura e complessa analisi delle risultanze scientifiche elaborate da Ricercatori di alta specializzazione si sono concluse ed ora un preannunciato Lavoro scientifico verrà pubblicato su una Rivista di alto profilo internazionale , e tutto con le etichette delle seguenti Istituzioni :



1 – Radio Emissions Project, Lariano, Rome, Italy; 2 – Club Italiano del Colombaccio, Italia; 3 – Department of Science and Environment UPKL, Brussels.



Qui di seguito una prima sintesi delle Conclusioni .

“ Le conclusioni di questo studio permettono di rilevare che esistono fenomeni potenzialmente registrabili che possono preavvisare il verificarsi di un terremoto, compreso il comportamento degli uccelli e in questo caso quello degli uccelli migratori, come il Colombaccio (Columba palumbus). I ricercatori coinvolti in questo studio considerano questa evidenza estremamente importante in un particolare contesto sismico come quello del territorio italiano, dato che tali comportamenti possono preannunciare il verificarsi di terremoti di una certa magnitudine. Lo studio comportamentale di questi uccelli, abbinato al monitoraggio elettromagnetico del territorio nazionale, potrebbe essere uno strumento per valutare se esiste un reale rischio sismico. I dati hanno infatti mostrato che esiste una chiara relazione tra il numero dei terremoti, il numero delle migrazioni inverse e la comparsa di segnali elettromagnetici di origine crostale, evidenza che dà importanza a questa ricerca ancora pionieristica e sperimentale “

NB- Appena pubblicato verrà data informazione.



Ringraziamo quindi - oltre i Ricercatori Specialisti-  tutti i Cacciatori che sul Forum e con segnalazioni personali hanno consentito questo importante risultato scientifico : Massimiliano Piersimoni,Rino Meotti,Andrea Campigli, Riccardo Rossi,Andrea Pieri,Massimiliano Profidia, Giacomo Secciani,Marco Stefanini,Giancarlo Fiammelli,Renato Bianchi,Filippo Della Martera,Michele Baroni ( ci scusiamo per eventuali omissioni o inesattezze) .


Enrico Cavina
https://enricocavina.academia.edu/


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Come diceva il grande Califano in una sua famosa canzone ?

Immenso Mario Peruzzi

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Discussioni Generali / Re:REFERENDUM ANTICACCIA
« il: 04/11/2021 - 08:10 »
La Lipu sui Referendum per l’abrogazione totale e di una parte della legge 157/1992 sull’attività venatoria

Come è noto, è stata avviata una raccolta firme per l’indizione di due referendum con oggetto l’abrogazione totale e l’abolizione parziale della legge 157/1992 e, in sostanza, l’abolizione dell’attività venatoria.

Tale iniziativa, alla quale la Lipu non aderisce, è stata assunta da un’associazione chiamata ORA - Rispetto per tutti gli animali (per l’abolizione totale) e da un comitato composto da 12 associazioni.

Nessuna delle principali organizzazioni ambientaliste e animaliste è stata coinvolta nella valutazione dell’iniziativa, se non quando la decisione era ormai assunta e i quesiti depositati. La richiesta avanzata ex post alle associazioni è stata semplicemente di aderire e contribuire alla campagna di raccolta delle firme.

Anche la Lipu, che non conosceva queste organizzazioni e dunque non ha mai avuto modo di relazionarsi con esse, ha ricevuto tale richiesta, alla quale, al pari di tutte le organizzazioni interpellate ex post, ha fatto presente almeno una parte delle molteplici criticità che un’azione del genere presenta.

Negli ultimi 25 anni nessun referendum ha raggiunto il quorum necessario a validarlo. L’unica eccezione è rappresentata dal referendum sul nucleare del 12-13 giugno 2011, che ottenne il quorum per poco più di 4 punti percentuali (54,79%) unicamente grazie alla drammatica combinazione con lo scalpore per la tragedia di Fukushima, occorsa solo poche settimane prima (11 marzo), in piena campagna referendaria.

Gli altri referendum sono falliti tutti, non raggiungendo il quorum nonostante le tematiche di interesse generale (dalla magistratura ai sistemi elettorali, dal mercato del lavoro alla procreazione assistita) e l'impegno diretto di forze politiche e sociali con vaste organizzazioni territoriali e disposizione di risorse. Un fallimento testimoniato dalle percentuali di votanti, lontanissime da quelle necessarie, come si evince dagli esempi riportati qui di seguito.

Abolizione della progressione delle carriere dei magistrati (1997) 30,2%
Abolizione del Ministero dell’Agricoltura (1997) 30,1%
Divieto di accesso per i cacciatori nei fondi privati (1997) 30,2%
Abolizione dell’Ordine dei giornalisti (1997) 30,0%
Rimborsi elettorali (2000) 32.2%
Sistema elettorale proporzionale (2000) 32,4%
Consiglio superiore della Magistratura (2000) 31,9%
Trattenute sindacali (2000) 32,2%
Reintegro dei lavoratori ex Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (2003) 25,5%
Servitù coattiva per gli elettrodotti (2003) 25,4%
Procreazione assistita (2003) 25,5%
Sistema elettorali (2009) 23,31%
Proroga per le trivellazioni marine per idrocarburi (2016) 31,18%

Portare alle urne 24 milioni di cittadini (il numero all’incirca necessario al raggiungimento del quorum del 50% più uno dei votanti) è un’impresa che riesce, e a fatica, ormai solo nelle elezioni politiche. Tale impresa è pressoché impossibile in un referendum (quantomeno fino a che vigerà il principio del quorum) persino se - come dimostrano le materie dei referendum falliti - a sostenere il referendum siano soggetti di grandi dimensioni come i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le grandi organizzazioni di categoria. Vasti spiegamenti di forze e disponibilità di risorse, per operazioni che, tra progettazione, raccolta delle firme, verifiche di legittimità, attività di propaganda elettorale e voto, richiedono lunghi tempi di preparazione, nei quali i soggetti impegnati si dedicheranno quasi esclusivamente a quell’impegno.

Il tutto, con il rischio/certezza che il quorum non venga raggiunto e con gli effetti che ne conseguono, tutt’altro che indolori, tra cui, nel caso in oggetto, l’impropria percezione che le cittadine e i cittadini del nostro Paese siano disinteressati al tema venatorio e alla tutela degli animali selvatici.

Non solo. Se anche, per assurdo, un referendum dovesse raggiungere il risultato atteso, resta in capo al Parlamento la possibilità di rimescolare le carte e tornare in breve tempo a legiferare sulla stessa materia oggetto dei quesiti referendari, facendo rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. Si pensi, ad esempio, a quanto accaduto con il referendum sull’acqua pubblica (accorpato al referendum sul nucleare del 2011) rispetto al quale le decisioni politiche successive al voto hanno nella sostanza e nella forma smentito l’esito del medesimo e la volontà in esso espressa.

Peraltro, nel caso in oggetto, tale rischio risulterebbe particolarmente alto perché - per fare un altro esempio - qualora si dovesse abrogare l’articolo 19bis della legge 157/1992 che recepisce l’articolo 9 della Direttiva Uccelli in materia di deroghe al divieto di caccia (danni all’agricoltura o sicurezza pubblica), l’Italia verrebbe a trovarsi scoperta in tema di normativa comunitaria (nelle parti su cui sono già occorse una procedura di infrazione comunitaria e una condanna da parte della Corte di Giustizia) e dovrebbe quindi tornare a legiferare, con tutti i rischi comportati dal riaprire una questione positivamente chiusa negli anni scorsi.

Ciò, per non parlare dell’eventuale abrogazione dell’articolo 30, che punisce penalmente non solo i cacciatori che compiono i reati ma anche gli uccellatori che usualmente sono sprovvisti di porto di fucile e verrebbero dunque a trovarsi in una paradossale situazione di impunità.

I promotori dei referendum, come detto, hanno lanciato l'iniziativa senza confrontarsi preventivamente con i molti soggetti che si occupano costantemente di questi temi. Non hanno creato un momento di valutazione comune, non hanno discusso se fosse davvero sensato lanciare un'iniziativa del genere. La hanno decisa (peraltro in piena emergenza pandemica) e solo in seguito hanno informato le associazioni, chiedendone l’adesione. Fossimo stati interpellati per tempo, avremmo avuto modo di argomentare le tante, forti perplessità implicate dalla questione e invitato a diverse valutazioni.

La caccia non ci piace. Tra le ragioni della nascita della Lipu c’è proprio la battaglia per contrastare questa pratica, criticabile per ragioni ecologiche, ambientali, etiche, culturali, sociali. Noi pensiamo che appartenga ad un mondo passato e la contrastiamo in modo costante, progressivo e forte.

Abbiamo cominciato questa battaglia nel 1965. Abbiamo ottenuto il primo grande successo nel 1967, con l’abolizione delle caccie primaverili e il contenimento dell’uccellagione. Abbiamo continuato negli anni Settanta, con la definizione della fauna quale patrimonio dello Stato. Abbiamo proseguito con i referendum degli anni Settanta, Ottanta e primi Novanta fino alla legge 157. Siamo andati avanti, a livello nazionale ed europeo, contribuendo a ridurre a meno di quattro mesi la stagione venatoria che un tempo durava da agosto a marzo, con “finestre” di deroghe ad aprile e maggio. Abbiamo contribuito a dimezzare le specie cacciabili e ridurre di due terzi il numero dei cacciatori. Abbiamo fatto tutto questo e ancora abbiamo una lunga strada davanti, la quale porterà, ne siamo certi, alla vittoria della natura e del rispetto per le sue bellezze, esigenze, varietà.

La nostra azione, condivisa con moltissime persone e tante associazioni con cui lavoriamo assieme, ogni giorno, fianco a fianco, è un’azione complessa, impegnativa, che necessita di lavoro scientifico, dati, informazioni, azioni politiche, campagne mediatiche, coinvolgimento della gente ma che mai deve fare a meno della razionalità, della visione, della ragionevolezza, senza le quali anche i più grandi obiettivi e le migliori intenzioni rischiano di fallire, trasformandosi nel proprio contrario e infine ritorcendosi contro.

E’ un rischio che dobbiamo evitare, per il bene della natura.

http://www.lipu.it/news-natura/notizie/16-comunicati-stampa/1620-sul-referendum

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Discussioni Generali / Re:REFERENDUM ANTICACCIA
« il: 02/11/2021 - 16:32 »
Referendum per l’abolizione della caccia: raccolte 520mila firme

GROSSETO – “Sono state consegnate in Cassazione – ha dichiarato Alessandro Torlai, presidente dell’associazione Irriducibili liberazione animale e referente per la Toscana del comitato per il referendum Sì aboliamo la caccia – le firme raccolte in tutta Italia per arrivare al referendum sull’abolizione della caccia.”

“Un grande lavoro portato avanti per oltre tre mesi dai volontari di tutta Italia ed appoggiato dalle piccole associazioni, mentre realtà
come Enpa, Lav, Oipa, Lac, Wwf e non solo hanno deciso di non aderire.”

È una delusione – ha proseguito Torlai – vedere chi poteva darci un grande supporto essere assente, ma tante persone impegnandosi in un obiettivo comune sono riuscite nell’intento di raccogliere le firme.”

“La consegna di 520.000 firme tra cartacee ed online è avvenuta sabato 30 ottobre, anche se all’appello mancano molti comuni che non hanno ancora spedito i certificati elettorali: in alcuni casi per problemi meteorologici, mentre in altri, come nel caso del comune di Roma, non si conosce per quali ragioni sono stati mandati per ora 4.000 certificati su 20.000.”

“Confidiamo che la Corte di Cassazione accetti una consegna in un secondo momento, anche perché il ritardo non è dovuto a noi.”

“Entro fine anno – ha concluso il presidente – sapremo se nel 2022 avremo la possibilità di portare gli italiani al voto, tramite referendum, per decidere se abolire la caccia.”

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Discussioni Generali / Re:REFERENDUM ANTICACCIA
« il: 29/10/2021 - 17:27 »
In merito alla notizia secondo cui il comitato organizzatore del referendum Sì aboliamo la caccia, in data 26 ottobre 2021, avrebbe ottenuto una proroga per la consegna dei moduli in cui sono state raccolte le firme dei sottoscrittori e ne avrebbe richiesta un’altra al Ministero della Giustizia per il deposito delle firme, la Cabina di Regia del Mondo Venatorio intende fare alcune precisazioni importanti.

Le associazioni venatorie riconosciute e il CNCN, riuniti nella Cabina di regia venatoria, hanno seguito da vicino l’attività dei promotori sin dall’inizio della presentazione dell’iniziativa e attestano che il Comitato Si Aboliamo la caccia ha già ottenuto un mese di proroga a causa dello stato d’emergenza (come da art.11, comma 1-bis, del d.l. 22 aprile 2021, n. 52); considerato inoltre l’assenza di disposizioni di leggi che consentano di poter rimandare ulteriormente, i termini prescritti per il deposito della richiesta devono adesso considerarsi perentori.

Di conseguenza, le singole Associazioni riunite nella Cabina di regia venatoria hanno presentato diversi esposti ufficiali all’ufficio centrale per il referendum presso la Suprema Corte di Cassazione affinché disattenda ogni richiesta di proroga per la presentazione delle firme e/o la ricezione dei relativi certificati elettorali dei sottoscrittori e ogni istanza di sanatoria, come da disposizioni di legge*.

*ex art. 32, comma 3, della legge n. 352 del 1970 in relazione alla violazione degli artt. 8 e 38 della medesima legge.

Cabina di regia del mondo venatorio

Federazione Italiana della Caccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Enalcaccia, Arcicaccia, AnuuMigratoristi, Italcaccia, Ente Produttori Selvaggina, CNCN (Comitato Nazionale Caccia Natura).

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Discussioni Generali / Re:REFERENDUM ANTICACCIA
« il: 28/10/2021 - 14:41 »
27/10/2021
ENPA in merito all’inopportunità di indire un referendum per l’abolizione dell’attività venatoria:

Care, cari,
in molti ci stanno chiedendo delucidazioni in merito alla contrarietà di ENPA, così come di tutte le maggiori associazioni ambientaliste ed animaliste italiane, all’indire in tempi odierni i referendum contro la caccia, a cui siamo assolutamente contrari e che per questo ci vede impegnati nel suo contrasto, con razionalità, con interventi legali, istituzionali e con capacità di analisi, e con tanta passione.
Siamo consapevoli che si tratta di un messaggio lungo, prometto che ne farò una sintesi, ma vorremmo che tutti foste in grado di comprendere la nostra grande preoccupazione. Grazie.
Modalità.
L’ ENPA, al pari delle maggiori associazioni nazionali con cui quotidianamente lavora proprio sul contrasto all’attività venatoria, NON è stata contattata se non a giochi fatti, ovvero a seguito del deposito dei quesiti. Nessuna discussione preventiva, nessuna valutazione dei rischi, nessun confronto e quindi nessuna strategia condivisa, nessuna analisi sociopolitica né relativa alla sostenibilità, in tempi odierni, per un referendum così importante. Solo dopo molto tempo e a giochi già fatti e decisi, i promotori hanno preteso che ci accodassimo, visto l’enorme impegno che tale iniziativa richiede, sotto ogni punto di vista, e che evidentemente piccole associazioni non riescono a sostenere.
Un referendum non si improvvisa.
Questa vicenda danneggia lo strumento  prezioso di democrazia diretta, che è difficile e complesso: richiede un grande schieramento di forze, organizzazione centrale e periferica, molto denaro, competenze sicure. Un referendum va ben valutato, soprattutto sulle conseguenze   che può  avere il suo fallimento o anche la sua vittoria.
Sostenibilità dell’iniziativa referendaria
I capitali umani ed economici per finanziare questa avventura sono veramente ingenti. Nel referendum del 1990 i Verdi  investirono più di un miliardo di lire, gran parte del finanziamento pubblico dei partiti. Dove sono oggi i  soldi per stampare i moduli, pagare i  cancellieri, pagare spazi pubblicitari, dove sono le migliaia di volontari necessari   per raccogliere  le firme; almeno settecentomila per averne sicure cinquecentomila? Tutto questo in Agosto, in tempi di pandemia? E le altre fasi, come l'acquisizione dei certificati elettorali? Il referendum non è  un gioco.
LEGGI TUTTE LE MOTIVAZIONI NELLA LETTERA DELLA PRESIDENTE NAZIONALE ENPA, CARLA ROCCHI

ENPA in merito all’inopportunità di indire un referendum per l’abolizione dell’attività venatoria

http://www.enpa.it/it/89323/cnt/i-temi/enpa-in-merito-all-inopportunita-di-indire-un-refe.aspx


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Discussioni Generali / REFERENDUM ANTICACCIA
« il: 28/10/2021 - 14:36 »
ENPA prende le distanze dal referendum anticaccia: “Iniziativa improvvida”

Carla Rocchi non ha gradito nemmeno la gestione della raccolta firme da parte dei comitati promotori

La presidente dell’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), ha detto la sua sul referendum anticaccia che sta facendo discutere parecchio. La presa di posizione è per certi versi sorprendente: “Il referendum sulla caccia? Le grandi associazioni animaliste come Enpa, Lipu, Lav, Oipa, Leidaa, la Lega nazionale per la difesa del cane si sono tenute alla larga da questa iniziativa che valutiamo improvvida.

Non vogliamo essere corresponsabili di una avventura pericolosa. Nessuno oggi si azzarda a toccare la legge 157 a tutela della fauna, il rischio è che potrebbe essere peggiorata e non migliorata. I cacciatori oggi sono pochi ma sono bene rappresentati politicamente. Tra l’altro, i due comitati promotori del referendum non solo raccolgono le firme separatamente ma il 12 ottobre scorso sono arrivati a scontrarsi in Tribunale.

(La cosa si commenta da sola)



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Andamento del Passo / Re:REGIONE TOSCANA 2021
« il: 18/10/2021 - 17:21 »
Ringrazio per gli aggiornamenti del passo che ci arrivano nel forum da tutta Italia, e per le notizie che ci tengono in apprensione, il passo di ottobre è come una favola che non finisce mai. Spero sia sempre così.

In un momento tanto delicato per la caccia, specialmente per chi come noi la esercita ai migratori, è bene per tutti non inserire nei post numeri del carniere, facciamo passare la "Paura" referendum, mancano pochi giorni per il termine della raccolta delle firme, tutti i blog che riguardano la caccia sono sotto tiro.....

Giusto Vasco

Grazie.

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Nota inviata da ISPRA a tutte le regioni Italiane, e per conoscenza a Ministero della Transizione Ecologica e a Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

I dati meteoclimatici indicano che il corrente anno è stato caratterizzato da una situazione meteorologica decisamente critica, contraddistinta da temperature massime assai elevate, temperature medie superiori a quelle degli anni passati e prolungati periodi di siccità, che hanno determinato in tutta Italia una situazione di accentuato stress in molti ecosistemi della zona mediterranea. A tale situazione di per sé già critica, si è aggiunta, nel corso del periodo estivo, una drammatica ricorrenza di incendi, molti dei quali di comprovata origine dolosa, che ha interessato estese superfici percorse dal fuoco in diversi contesti del Paese con particolare risalto nelle regioni Calabria, Sardegna e Sicilia. Secondo i dati elaborati dall'European Forest Fire Information System (EFFIS) della Commissione europea dall’1 gennaio al 14 agosto 2021 sono stati percorsi dal fuoco in Italia 120.166 ettari.

L’insieme di questi eventi ha determinato una condizione di pregiudizio per la conservazione della fauna in ampi settori del territorio nazionale che rischia di indurre effetti negativi nel breve e nel medio periodo sulla dinamica di popolazione di molte specie esponendo ad ulteriori problemi in particolare i taxa che già per altri motivi versano in condizioni di criticità.

Pur non essendo disponibili ad oggi stime attendibili dei danni arrecati al patrimonio ambientale e, in particolare, alla fauna selvatica, è incontrovertibile il pesantissimo danno subìto da boschi, macchia mediterranea, pascoli e fauna selvatica a seguito degli eventi in parola.

Per le specie legate ad ecosistemi terrestri totalmente o parzialmente chiusi la situazione appare particolarmente difficile a seguito della perdita di ambienti causata dagli incendi che hanno recentemente interessato vaste aree del territorio nazionale e che, oltre a causare la morte di un numero imprecisato di individui, hanno limitato fortemente la disponibilità delle risorse trofiche essenziali per la fauna e ridotto in alcuni contesti a zero le possibilità di rifugio. Contrariamente a quanto avviene in altri contesti geografici ed ecologici, dove gli incendi si possono considerare un elemento naturale e fisiologico degli ecosistemi, nella regione mediterranea essi rappresentano un importante fattore di modificazione dell’ambiente per tempi medio-lunghi con alterazione o perdita della struttura, della composizione e della distribuzione della vegetazione, ovvero degli habitat cui sono legate le diverse specie, modifica del microclima, attraverso l’alterazione della quantità di radiazione solare che raggiunge il suolo, come conseguenza della riduzione (fino alla distruzione) della copertura vegetale, innalzamento dell’escursione termica per periodi anche prolungati, aumento della ventosità, modificazione del tasso medio di umidità nell’aria e nel suolo, ecc. In questi ambienti il fuoco rappresenta un importante fattore limitante per il successo riproduttivo delle popolazioni di specie selvatiche nel periodo estivo, ma può anche condizionare negativamente la dinamica delle stesse popolazioni negli anni seguenti. I soggetti che riescono a sfuggire dal fuoco sono costretti a cercare nuovi siti di insediamento non sempre presenti o disponibili esponendoli comunque al rischio di perdite indirette (per predazione, caccia, etc.).

Come noto ISPRA assicura un costante monitoraggio delle variabili meteoclimatiche e idrologiche, anche nell’ambito della collaborazione con gli Osservatori distrettuali permanenti sull’uso delle risorse idriche presenti nei sette distretti idrografici del nostro Paese. I dati raccolti sono pubblicati in bollettini periodici e vengono altresì utilizzati per elaborare ed aggiornare gli Standardized Precipitation Index per l’Italia, pubblicati mensilmente nel sito ISPRA.

Anche il perdurare di condizioni climatiche estreme nel corso della corrente stagione estiva, soprattutto nel caso di specie che nel nostro Paese raggiungono il limite meridionale del proprio areale, ha sicuramente determinato un peggioramento delle condizioni fisiche degli individui rispetto a quanto si registra in annate caratterizzate da valori nella norma dei parametri climatici poiché risulta necessario un maggior dispendio energetico per raggiungere le fonti idriche che si presentano ridotte e fortemente disperse. Ciò può condizionare negativamente il successo riproduttivo e aumentare la mortalità degli individui giovani e adulti rendendo i soggetti maggiormente vulnerabili a malattie e predazione. A ciò va ad aggiungersi un impoverimento quali-quantitativo dell’offerta trofica, determinato dal perdurare di condizioni climatiche siccitose. La scarsa disponibilità di risorse trofiche condiziona sia specie che si nutrono di bacche, semi e insetti, sia specie erbivore che, a causa della scarsa disponibilità idrica, non sono in grado di compensare il basso tenore d’acqua presente nei tessuti vegetali di cui si nutrono.

Per quanto concerne gli ecosistemi acquatici, le temperature elevate e la siccità determinano la perdita o forte limitazione dei livelli idrici di zone umide, stagni e invasi favorendo tra l’altro l’insorgenza di estesi fenomeni di anossia, con conseguente alterazione delle reti trofiche esistenti e parziale o totale collasso delle biocenosi. Allo stesso tempo, con il perdurare della crisi idrica molti ambienti palustri nel corso dell’estate tendono a seccare, riducendo il successo riproduttivo delle specie che nidificano più tardivamente e costringendo gli uccelli a concentrarsi nelle poche aree che rimangono allagate. In un tale contesto, inoltre, l’impatto antropico sugli ecosistemi acquatici risulta ancora più incisivo: le già ridotte risorse idriche naturali vengono infatti sfruttate con maggiore intensità, per far fronte alle crescenti richieste per usi civili, agricoli e industriali. Al tempo stesso, le sostanze inquinanti derivanti dalle attività agricole, industriali e civili tendono a concentrarsi con maggiori impatti sugli ecosistemi acquatici.

Come già evidenziato in passato da questo Istituto in occasione di eventi analoghi, tenuto conto degli eventi ambientali particolarmente avversi per la fauna, si ritiene che, seguendo il principio di precauzione, in occasione della prossima apertura della stagione venatoria andrebbero assunti provvedimenti limitativi eccezionali atti a evitare che popolazioni poste in condizioni di particolare vulnerabilità possano subire ulteriori danni in particolare nelle regioni che sono state interessate da estesi incendi e condizioni climatiche estreme nel corso dall’attuale stagione estiva. Nello specifico, richiamando quanto previsto dalla legge n. 157/92, art. 19, comma 1 laddove si dispone che “le Regioni possano vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie di fauna selvatica di cui all'articolo 18, per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità”, si raccomanda di considerare le misure di seguito evidenziate.

Addestramento ed allenamento dei cani da caccia – L’addestramento e l’allenamento dei cani comportano uno stress aggiuntivo per le popolazioni di fauna stanziale, particolarmente nel caso dei Galliformi, dei Lagomorfi e degli Ungulati, e, nelle condizioni sopra descritte, possono indurre una mortalità non trascurabile. Per questa ragione sarebbe opportuno sospendere l’autorizzazione a svolgere questo genere di attività sino al ripristino delle condizioni ambientali, incluse quelle vegetazionali.
Caccia da appostamento – Sino a quando continuerà il deficit idrico si ritiene opportuno venga previsto il divieto di caccia da appostamento, che potrebbe determinare una concentrazione del prelievo in corrispondenza dei punti di abbeverata. Tale eventuale divieto risulta di particolare rilevanza qualora sia stata autorizzata l’anticipazione del prelievo (la cosiddetta preapertura) nei confronti di taluni uccelli.
Caccia agli uccelli acquatici – La riduzione dell’estensione delle aree umide con caratteristiche idonee ad ospitare l’avifauna acquatica dovrebbe indurre a particolare cautela; in particolare, si ritiene opportuno venga considerato un posticipo all’inizio di ottobre dell’apertura della stagione venatoria agli Anatidi e agli altri uccelli di palude. Si ricorda peraltro che tale indicazione, motivata da considerazioni biologiche e tecniche che prescindono dalle condizioni climatiche contingenti, è contenuta nel documento “Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, così come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42” a suo tempo trasmesso da ISPRA alle Amministrazioni regionali nonché ribadito nell’ambito dell’espressione da parte di ISPRA dei pareri sui calendari venatori regionali. Sulla base dell’andamento climatico che caratterizzerà il prossimo mese di settembre, si potrà valutare se la situazione si sarà normalizzata o potranno rendersi opportune ulteriori misure di tutela.
Caccia alle specie stanziali – L’introduzione di eventuali misure atte a limitare il prelievo sulle popolazioni delle specie non migratrici andrebbero valutate caso per caso, sulla base dei dati sul successo riproduttivo raccolti a livello locale dagli organismi di gestione degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini. In assenza di informazioni dettagliate a riguardo, si suggerisce di adottate a titolo precauzionale misure volte a limitare la pressione venatoria nel corso della stagione (ad esempio attraverso il rinvio dell’apertura della caccia ad inizio ottobre e la limitazione del carniere normalmente consentito). Particolare attenzione andrebbe prestata nelle situazioni ove è prassi abituale effettuare ripopolamenti di lepri o di Galliformi nel corso dell’estate; la mortalità dei soggetti rilasciati, già elevata in condizioni ambientali normali, nella situazione attuale potrebbe diventare talmente alta da rendere pressoché inefficace lo stesso intervento di ripopolamento. Qualora non siano ancora stati effettuati i rilasci, si suggerisce di attendere il miglioramento delle condizioni ambientali e, conseguentemente, di posticipare l’apertura della caccia nei confronti delle specie oggetto di ripopolamento per consentire l’ambientamento dei soggetti immessi. In caso contrario, si ritiene realistico ritenere che solo una frazione minima dei contingenti introdotti in natura sia ambientata, pertanto si suggerisce di adottare provvedimenti volti ad evitare che si eserciti un eccessivo prelievo nei confronti delle popolazioni naturali.
Caccia nelle aree interessate da incendi - L’esercizio dell’attività venatoria a carico di talune specie può rappresentare un ulteriore motivo di aggravamento delle condizioni demografiche delle popolazioni interessate, non solo nelle aree percorse dagli incendi, ma anche nei settori limitrofi e interclusi, allorquando l’azione del fuoco abbia interessato percentuali importanti di un’area (es. oltre il 30%) e quando gli incendi si siano succeduti nell’arco degli ultimi anni negli stessi comprensori. Lo scrivente Istituto suggerisce quindi alle Amministrazioni competenti di attivare specifiche iniziative di monitoraggio soprattutto a carico delle popolazioni di fauna selvatica stanziale o nidificante, potenzialmente oggetto di prelievo venatorio, valutando eventuali misure di limitazione del prelievo stesso. In particolare si suggerisce di considerare provvedimenti finalizzati ad estendere il divieto di caccia nelle aree forestali incendiate (come già previsto dalla Legge n. 353/2000, art. 10, comma 1 per le sole aree boscate) almeno per due anni a tutte le aree percorse dal fuoco (cespuglieti, praterie naturali e seminaturali, ecc.), nonché ad una fascia contigua alle aree medesime, le cui dimensioni andrebbero stabilite caso per caso in funzione delle superfici incendiate, della loro distribuzione e delle caratteristiche ambientali delle aree circostanti.
 

Il Responsabile del Servizio Coordinamento Fauna Selvatica

Dott. Piero Genovesi

 

Il Responsabile dell'Area pareri Tecnici e Strategie di Conservazione e Gestione Patrimonio Faunistico Nazionale e Mitigazione Danni e Impatti

Dott. Roberto Cocchi

 

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Nella seduta del 06/09/21, la Giunta Regionale Toscana ha approvato due distinte Deliberazioni riguardanti il “Piano di prelievo della specie cinghiale nelle aree vocate per l’annata venatoria 2021/22” e le “Misure accessorie per la gestione del cinghiale nel territorio a caccia programmata 2021/22”.


Con il primo atto si stabiliscono i numeri relativi ai piani di prelievo della specie, relativamente alle aree vocate ricadenti nei comprensori  a caccia programmata, nelle AFV, AAVV e Zone di Rispetto Venatorio.

Nella delibera riguardante le “misure accessorie” per la gestione del cinghiale, si disciplinano gli interventi di prelievo venatorio del cinghiale in area non vocata, con la forma della braccata.


Tali attività si svolgeranno sotto l’egida dell’ATC, in aree individuate dallo stesso con l’ausilio delle squadre iscritte all’ATC e da questo di volta in volta individuate.

Tali attività potranno essere svolte nel periodo 1 Ottobre - 31/dicembre 2021 per l’attività svolta nel territorio a caccia programmata e dal 1 Novembre al 31 Gennaio per le Zone di Rispetto Venatorio, per un massimo di due giorni a settimana, con esclusione del martedì e venerdì, con inizio dopo le ore 10:00 del mattino.


Di seguito alleghiamo i testi delle delibere che saranno pubblicati nei prossimi giorni sul BURT:




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Accogliendo in parte le richieste degli animalisti (i soliti Wwf, Lipu, Enpa, Lac, Lav e altri) il Tar delle Marche ha disposto la sospensione della caccia della tortora in preapertura prevista dal calendario venatorio 2021-22 dal primo settembre.
 
La sospensione è attiva fino alla trattazione collegiale fissata per il 15 settembre 2021. La richiesta sospensiva riguardava anche altre specie cacciabili in preapertura, ovvero alzavola, germano reale e marzaiola, oltre alle date previste per pavoncella, combattente, quaglia, nonchè le deroghe a storno, piccione e  tortora dal collare. Il  Tar non ha ritenuto valide le argomentazioni proposte dagli animalisti. Ciò considerato che "le censure di legittimità in buona parte sovrapponibili a quelle che sono già state esaminate e disattese dal Tribunale con la recente sentenza n. 451 del 29 maggio 2021, che non risulta appellata".

Diversa la questione relativa alla tortora, la quale, scrive il Tar, "dovrà essere affrontata in sede collegiale".

Vai al Decreto del Tar

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Brutta sorpresa per i cacciatori siciliani, che si vedono sottrarre la possibilità di andare a caccia in preapertura a 24 ore dall’avvio della stagione. Con Decreto del 31 agosto, infatti il Tar della Sicilia (sede di Catania) ha accordato la sospensione cautelare richiesta sul calendario venatorio da Wwf, Lipu, Legambiente, Enpa, Lndc. Pertanto ha disposto che il calendario venatorio sia rimodulato sul parere Ispra riguardo alle date di apertura, ad eccezione della tortora selvatica per cui ritiene che la caccia vada integralmente sospesa. La richiesta si riferiva in particolare alle 5 giornate di preapertura (1, 4, 5, 11 e 12 settembre 2021, per le specie Colombaccio e Coniglio selvatico; nei giorni 1, 4, e 5 settembre 2021, per la specie Tortora selvatica), ma anche alle date relative a coniglio selvatico, colombaccio, quaglia, merlo, gazza e ghiandaia, ovvero 19 e 20 settembre, anzichè il 2 ottobre come richiesto da Ispra.

Il Tar ha tenuto conto anche della “particolare situazione emergenziale nel territorio siciliano occasionata da diffusi incendi sviluppatisi nel periodo estivo e degli intuibili effetti sull’ambiente e sulla fauna stanziale”, ritenendo che appare prevalente “l’interesse pubblico generale alla limitazione dell’apertura della stagione venatoria, così come proposta, motivatamente, nel parere prot. n. 33198 del 22.6.2021 dell’ISPRA”.



La trattazione collegiale è fissata per il 7 ottobre.

Vai al Decreto del Tar



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Discussioni Generali / TOSCANI SI PARTE
« il: 31/08/2021 - 12:26 »
TOSCANI : PARTIAMO IN SORDINA (MA PARTIAMO )
APPROVATA LA DELIBERA SULLA PREAPERTURA
 
Di seguito alla comunicazione ufficiale della Regione Toscana, riportante le modalità e le date di svolgimento della preapertura, comunichiamo quanto segue:

 
Come potrete notare i giorni previsti sono quelli di mercoledì 01/09/2021 e di domenica 05/09/2021 dalle ore 6.00 alle ore 19.00.

 
Il prelievo sarà consentito solo per la specie storno nelle modalità descritte e sulla base delle disposizioni della delibera n. 665 del 21/06/2021.

 
Nonostante le reiterate argomentazioni anche di carattere tecnico-scientifico, la Regione ha ritenuto di riconfermare quanto anticipato escludendo il prelievo venatorio della tortora selvatica.

 


 

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Abbiamo appreso con rammarico la decisione dell’Assessore Regionale Saccardi di non consentire, per le prossime giornate di pre-apertura, il prelievo della specie Tortora selvatica (Streptopelia turtur).


Dispiace rilevare come, nonostante ci fossero i presupposti per una scelta diversa, la Regione abbia deciso di non affrontare il problema, scegliendo una strada estremamente restrittiva che penalizzerà una parte consistente dei cacciatori.


Nel merito delle argomentazioni riportate dal comunicato appena inviato a tutte le associazioni, che riportiamo di seguito integralmente, riteniamo necessario ribadire che la Commissione Europea non ha mai richiesto, a nostro giudizio, <l’obbligo di una rendicontazione immediata dei capi abbattuti> suggerendo invece una riduzione del prelievo complessivo nella flyway orientale di cui la regione Toscana fa parte.


Le proposte dunque di una eventuale riduzione dei carnieri giornalieri e annuali, di consentire una sola giornata di pre-apertura per la specie in oggetto, di rendicontare il numero dei capi nell’arco della settimana successiva, si sarebbero rilevate scelte del tutto funzionali al rispetto del principio di salvaguardia della specie.


Di seguito il testo integrale della missiva dell’ Assessore Saccardi:


“Carissimi,


la Regione Toscana si è impegnata, ormai da diversi mesi, per permettere la preapertura alla tortora selvatica il 1° Settembre 2021. La preapertura rappresenta una consolidata tradizione per la Toscana ed un importante, quanto necessario, messaggio di ripresa dell’attività venatoria dopo le difficoltà dovute al Covid-19.


Durante tutti gli incontri Istituzionali con gli Assessori delle altre Regioni ed il Ministero, abbiamo dato la nostra disponibilità a ridurre il carniere giornaliero a massimo 5 capi per cacciatore, ad indicare una sola giornata di preapertura ed a ridurre del 50% il prelievo della specie durante la stagione venatoria del 2021/2022. Tutto ciò al fine di favorire l’approvazione di un Piano Nazionale di Gestione della Tortora Selvatica da parte del Ministero per la Transizione Ecologica (MITE), che però non è mai arrivato.   


Così ho pensato di scrivervi, con chiarezza e trasparenza, poiché ritengo le Associazioni Venatorie della Toscana competenti e appassionati interlocutori per il mio Assessorato e reputo necessario spiegare una scelta, da me personalmente non condivisa, obbligata dall’inerzia del Governo, dalle pronunce giurisprudenziali, dalle circolari ministeriali. Mi sono confrontata a lungo e più volte con colleghi di altre Regioni del Centro Italia che stanno facendo la stessa difficile scelta obbligata.


Il MITE, in una nota,  ha imposto  a Piemonte, Liguria e Val d'Aosta, facenti parte della flyway occidentale,  il divieto totale di caccia ed indicato, testualmente, per le altre Regioni, che il Piano Nazionale di Gestione della Tortora Selvatica: “Rappresenta lo strumento per dare attuazione ai principi generali del piano europeo”. Ed in un altro passaggio: “Alla luce di tali considerazioni si ribadisce che allo stato attuale il prelievo della Tortora selvatica non appare in linea con le previsioni dell’articolo 7 della Direttiva Uccelli”.


Inoltre, per la flyway orientale (di cui fa parte la Toscana) è indicata una particolare restrizione relativa all’obbligo di rendicontazione immediata dei capi abbattuti, per la verifica del rispetto del carniere massimo. Questo presuppone l’uso di una metodologia di rendicontazione certa che eviti ogni possibilità di andare oltre al carniere complessivo assegnato alla Toscana. 


Ritengo che sarebbe davvero incomprensibile, per il mondo venatorio, dover bloccare la preapertura immediatamente dopo l'avvio, al raggiungimento del numero di 4.500 (quattromilacinquecento) tortore,  concesse all'intera Regione Toscana dai criteri indicati dal MITE. Infatti, dai dati, emerge che negli anni passati sono stati abbattuti oltre 9.000 capi e si stima che quasi 1/3 (dai 15.000 ai 20.000) dei cacciatori toscani partecipano al prelievo della Tortora in preapertura. È evidente come il raggiungimento del carniere massimo possa esaurirsi in pochissimo tempo dopo l’avvio della preapertura con la conseguente immediata chiusura del prelievo per questa specie. 


Inoltre, la Regione si vedrebbe costretta ad imporre l'uso della APP tesserino venatorio elettronico Toscaccia al fine di ottenere una rendicontazione immediata e una chiusura istantanea appena raggiunti i 4.500 capi abbattuti. Ritengo che l’uso del tesserino venatorio elettronico deve rappresentare una libera scelta dei cacciatori toscani e non una mera imposizione.


È essenziale tenere in considerazione che l'eventuale prosecuzione del prelievo oltre i 4.500 capi, farebbe scattare SANZIONI PENALI a carico dei cacciatori in quanto la tortora diverrebbe non cacciabile, al pari di una qualunque specie protetta.


Tutto questo deriva da una mancata scelta politica a livello del MITE e del MIPAAF, che avrebbero potuto benissimo attivare la moratoria sulla specie come già avvenne per la beccaccia nel mese di gennaio di qualche anno fa, oppure assumersi la responsabilità di approvare il Piano di Gestione Nazionale della Tortora Selvatica.


Corre pertanto l'obbligo da parte della Regione Toscana, impegnata da anni nella salvaguardia della Tortora, di tutelare anche gli appassionati di questo tipo di caccia da tutte le criticità e da possibili pesanti sanzioni.


Le considerazioni sopra espresse hanno portato alla decisione di non effettuare la preapertura sulla specie Tortora Selvatica per la stagione venatoria 2021/2022.


Le due giornate di apertura anticipata riguarderanno quindi solo la specie Storno, con le modalità previste dal prelievo "in deroga".


Lo comunico adesso per non mettere in difficoltà i cacciatori a ridosso della data prevista per la preapertura. So che questa decisione susciterà delusione e proteste, ma sapete anche che la Regione Toscana è stata, quando ha potuto, decisamente a favore della caccia, anche in periodo di lockdown, facendo scuola in tutta Italia. Oggi però non ci sono le condizioni per una scelta che sarebbe rischiosa dal punto di vista giuridico per i dirigenti, per l’Assessore, per la giunta, e soprattutto per i cacciatori stessi.


Confermo il mio concreto impegno a riprendere un confronto serrato con i Ministeri ed ISPRA per arrivare, a breve, all'approvazione di un Piano Nazionale di Gestione sostenibile per la specie Tortora Selvatica e soddisfacente per l'attività venatoria, con l'aiuto delle altre Regioni, che per la quasi totalità (ad oggi, in Italia centrale, tutte ad eccezione delle Marche) hanno effettuato la medesima scelta di non attivare la preapertura.


Un saluto.


Stefania Saccardi”


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